Categorie: Premi

Il Premio CIP-USSI celebra il giornalismo Paralimpico con l’opera di Fulvio Morella

di - 25 Febbraio 2025

Allianz, Claudio Arrigoni, Novella Calligaris, Mattia Chiusano, Maria Luisa Colledani, Paolo De Laurentiis, Sandro Fioravanti, Giovanni Bruno, Claudio Lenzi, Nadia Lauricella, Dario Marchetti, Mirko Narducci, Mario Nicoliello, Roberto Pacchetti, Felicita Pistilli, Giacomo Prioreschi, Rai, Rai Sport, RaiNews, Lorenzo Roata, Sonia Arpaia, Mauro Ujetto. Sono loro i vincitori della prima edizione del Premio CIP-USSI, ovvero la medaglia Raccontami, creata da Fulvio Morella e tratta dall’omonima opera, realizzata in collaborazione con l’ente non profit Cramum per celebrare la forza della narrazione di chi ridefinisce ogni giorno i confini del possibile con il proprio impegno.

Premio CIP – USSI. Medaglia RACCONTAMI disegnata da Fulvio Morella. Ph. Francesca Piovesan. Courtesy artista, Cramum, CIP e USSI

Il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e l’Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI), promotori del Premio CIP – USSI, hanno scelto Morella per disegnare la medaglia del riconoscimento a coloro che si sono distinti nel raccontare gli eventi sportivi paralimpici e nel diffondere i valori del movimento paralimpico italiano era l’obbiettivi, apprezzando dell’artista l’impegno nella ricerca sulla multisensorialità e sull’uso del braille per rendere l’arte universale e inclusiva. Presente in prestigiose collezioni internazionali, tra cui quelle della Zecca Italiana, del Kunsthistorisches Museum di Vienna, della Monnaie e dell’UNESCO di Parigi, Morella ha ottenuto il prestigioso Premio alla Carriera Alfredo D’Andrade ed è grande protagonista di I LIMITI NON ESISTONO, che si terranno nei luoghi paralimpici di Milano-Cortina 2026 – della prima tappa, Le stelle che non ti ho detto, in corso fino al 29 giugno al Museo Arte Contemporanea di Cavalese a cura della direttrice del Museo Elsa Barbieri e di Sabino Maria Frassà, ve ne abbiamo palato qui.

«Ogni eroe, per esistere e trasformarsi in mito e leggenda, ha bisogno di una narrazione: senza di essa, l’impresa resta nell’ombra, silenziosa e incompiuta. Con Raccontami, Morella riesce in modo inedito e inclusivo a far convergere lo spirito dell’impresa eroica con l’empatia che nasce dal raccontare e dall’ascoltare le imprese altrui», afferma Frassà, Direttore Creativo di Cramum, a proposito dell’opera Raccontami, che reinterpreta in braille stellato il verso iniziale dell’Odissea di Omero – «Raccontami, o Musa, dell’Uomo» – e dà vita e forma a un nuovo ciclo di opere (Raccontami il ritorno) che esplora il significato dell’eroismo nella contemporaneità.

Fulvio Morella, Raccontami (Ciclo Raccontami il ritorno), braillight su tessuto, 2025. Ph. Francesca Piovesan. Courtesy l’artista, Cramum e Comitato Italiano Paralimpico

«La scelta del verbo “raccontare”, ripresa dalla traduzione proposta nel 1963 da Rosa Calzecchi Onesti, non è casuale: essa sottolinea il valore del racconto in tutte le sue forme, sia come stimolo al miglioramento nel presente, sia come ponte autentico verso l’eternità. In linea con la sua poetica, che intreccia parola e immagine, Morella omette dal suo cielo stellato l’epiteto omerico “dal multiforme ingegno”, compiendo una scelta concettuale di grande significato: l’eroe non è definito dall’astuzia, bensì dalla scelta consapevole di faticare per diventare eroico. Fulvio Morella non esalta acriticamente l’Ulisse che si affida all’inganno, ma celebra il vero valore eroico: colui che affronta il proprio destino con coraggio e integrità. Gli atleti paralimpici incarnano questa visione negli occhi e nelle mani dell’artista: veri viaggiatori dell’impossibile, capaci di riscrivere la stessa narrazione del possibile. Non a caso, è lo stesso Morella a ricordarci che I limiti non esistono», conclude Frassà, che con l’occasione ci anticipa anche che tra le opere del nuovo ciclo due sono dedicate alle figure simbolo di quello che potrebbe essere definito come il processo eroico: Ulisse e Penelope.

Ulisse incarna colui che non si arrende ai limiti, anche nell’esporsi al rischio della trasformazione: il vero coraggio sta nella capacità di tornare, più consapevoli e cambiati, a casa – «Niente è più dolce della famiglia per chi è in terra straniera, anche se si trova in una casa ricca e bella». Penelope invece per anni ha atteso il suo ritorno – «A Penelope si sciolsero ginocchia e cuore nel riconoscere i segni sicuri che Odisseo le rivelò». Questi versi del poema Omerico, trasformati in stelle tracciano un parallelo tra l’arte di Morella – che ridefinisce il concetto di eroismo, riconoscendolo non solo in chi compie gesta straordinarie, ma anche in chi lo accompagna – e l’epopea: «il ritorno – dice Frassà – diventa la metafora essenziale dell’esistenza stessa: un viaggio di cadute e risalite che nutre una tensione continua verso la ricerca di un futuro migliore, in cui il senso si compie nella condivisione, nel racconto e nell’empatia con le persone care».

Fulvio Morella, Il giorno del ritorno (Ciclo Raccontami il ritorno), braillight su tessuto, 2025. Ph. Francesca Piovesan. Courtesy l’artista, Cramum e Comitato Italiano Paralimpico

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