E’ un settembre di scoperte di altissimo valore questo settembre del 2000. Si ritrovano affreschi di grandi maestri e capita anche di scoprire che una famosa statua è, in realtà, opera del principe del rinascimento: Michelangelo Buonarroti.
I ricercatori e gli esperti dell’Istituto Centrale per il Restauro hanno dimostrato che la statua di Giuliano della Rovere (prima cardinale poi eletto al soglio Pontificio con il nome di Giulio II) che campeggia sul di lui monumento funebre – nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma – è stato scolpito non da Tommaso Boscoli, come si credeva fino ad oggi, ma del Buonarroti.
La notizia, dimostrata oggi falsa grazie al lavoro dell’ICR ed in particolare del restauratore Antonio Forcellino, sulla paternità dell’opera – compresa nel grande gruppo scultoreo che comprende anche il celeberrimo Mosè al quale secondo Michelangelo mancava solo la parola… – è dovuta agli scritti lasciati da Giorgio Vasari.
E’infatti nelle ”Vite de’ piu’ eccellenti pittori, scultori e architetti” (1550) che il primo grande storico dell’arte attribuì al Boscolo la scultura. Nell’ambito poi del restauro di tutto il Mosè, iniziato due anni fa, si colloca questa grande scoperta.
Nato ad Albisola Superiore da famiglia savonese, Giuliano Della Rovere, dopo gli studi presso i Francescani di Perugia, ebbe dallo zio, Papa Sisto IV (Francesco Della Rovere), il Vescovado di Avignone e di ben altre sette sedi. A partire dal 1495 fece erigere a Savona, da Giuliano da Sangallo, il grandioso Palazzo Della Rovere (poi Spinola, poi Santa Chiara). Divenne papa (nel 1503, allunanimità) con il nome di Giulio II succedendo al brevissimo pontificato di Pio III Piccolomini.
Il papa ligure si adoperò per accrescere il prestigio della chiesa, fu grande uomo di cultura e mecenate ed iniziò la costruzione, nel 1506, della nuova basilica di San Pietro.
Grazie al suo temperamento bellicoso e forte ed alla sua irruenza fisica si meritò l’appellativo di Papa Guerriero o de “il Terribile”. Alla sua morte, nel 1513, venne seguito da Leone X de’ Medici.
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Ma via, Bertini, non ci marci...che stile...
non credo ci sia da aggiungere altro sul grande ruolo della nobiltà. Di quella ligure e non solo...