Se gli artisti contemporanei della prima edizione prendevano d’assalto le tecniche tradizionali del disegno, i 14 artisti di Tirannicidi II affrontano quelle della stampa, la seconda delle tre tecniche presenti nelle collezioni dell’ING (la terza è la fotografia). Sarà perché la parte avversaria è rappresentata da un pezzo del Piranesi, sarà perché non sempre l’ardita sperimentazione regge il confronto con la tradizione, ma stavolta sembra che l’ago della bilancia penda a favore di quest’ultima, anche se “tiranna”. Un giudizio, il nostro, del tutto soggettivo, che non vuole per altro negare l’originalità dei contributi. Quello di Gianluigi Toccafondo ad esempio, che rielabora stampe d’epoca a soggetto erotico: Il Bordello, è costituito da una serie di serigrafie ritoccate a mano, su stoffa e carta da parati. L’effetto d’insieme è davvero curioso. Domenico Bianchi non sovverte la tradizione, s’inserisce letteralmente in essa. Nel suo Senza Titolo, colloca le otto matrici stilografiche in legno da lui realizzate tra venticinque preziose matrici calcografiche della collezione ING. Poi c’è il Distruttore di Alessandro Pessoli, un’aerea allegoria delle dittature dei tempi moderni. Stefano Ricci, è bravo davvero. Propone, in grafite su carta, le affascinanti illustrazioni da lui realizzate per una recente pubblicazione francese, “Lamioche”. L’incredibile varietà dei materiali usati, l’originalità degli accostamenti tra tecniche diverse e la grande voglia di sperimentare sono ancora una volta le armi con cui gli artisti contemporanei muovono battaglia alla tradizione. A metà giugno potremo assistere al terzo e decisivo round: quello sulla fotografia.
germana mudanò
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