Le partiture originali del compositore e le poesie autografe del poeta documentano il felice connubio artistico intercorso tra loro: Beethoven mette in musica testi goethiani fin dagli anni giovanili, è il primo a musicare La canzone della pulce del Faust, e realizza la musica di scena per l’Egmont, la sua più lunga composizione per un testo di Goethe. Potrete ascoltarla insieme agli altri preziosi brani provenienti dal Deutsches Rundfunkarchiv di Francoforte, attraverso gli audio-apparecchi predisposti nelle sale. Se note e parole formano una simbiosi perfetta, non altrettanto armonioso risulta essere il rapporto umano tra il compositore e il poeta. Come osservò Goethe stesso, la sua natura conciliante e razionale non poteva trovare alcuna affinità con la “personalità indomita ed estranea al mondo” di Beethoven. La differente psicologia dei personaggi si rivela anche nei rispettivi tratti somatici, confrontabili nei calchi in gesso dei loro volti e nelle tele che li ritraggono. Come documenta la corrispondenza tra i due e quella con altri contemporanei, all’affettuosa stima che Beethoven nutre nei suoi confronti, Goethe risponde con contenuto distacco, già dal loro primo ed ultimo incontro del 1812. Pur non rinnegando la sua ammirazione, lo stesso Beethoven commenterà infine: “A Goethe piace l’aria di corte molto più di quel che non si addica ad un poeta ”. Accompagna la mostra un ricco programma di manifestazioni collaterali, che, secondo gli auspici della Direzione del Museo, offrirà occasioni di collaborazione tra le istituzioni tedesche e nuovi partner italiani.
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