Il titolo, volutamente ambiguo, allude al luogo espositivo e mostra, contemporaneamente, la precisa volontà politica e ideologica dell’arte.
La mostra, il cui punto centrale è rappresentato da Manipolazione di cultura di Fabio Mauri – un lavoro grafico, datato 1971-75, che si pone come un’analisi critica dell’ideologia e dell’immagine che una società dà di sé -, presenta opere realizzate dagli artisti appositamente per questa occasione.
Gli artisti invitati – Gea Casolaro, Karlheinz Essl, Petra Feriancova, Judith Huemer, Donatella Landi, Myriam Laplante, Anna Muskardin, Paul Petritsch, Giuseppe Pulvirenti, Hans Schabus -, la cui ricerca è contrassegnata da un particolare interesse nei confronti dello spazio, inteso come territorio di interazione tra le opere, lo spettatore e il luogo che li accoglie, hanno ridisegnato l’Istituto Austriaco di Cultura, costruendo un percorso, nient’affatto uniforme, che stimola continuamente l’attenzione e la riflessione.
Fuori di qui trasformerà per tre settimane l’intero spazio in luogo dell’arte, ma anche in punto di osservazione e di analisi della realtà, fuori dagli stereotipi della società delle immagini e dall’illusione dell’affermarsi di una cultura di integrazione.
Nella serata d’inaugurazione l’artista e compositore Karlheinz Essl – che partecipa alla mostra con un’installazione sonora dal titolo Flow – si esibirà in una performance sonora, da lui stesso definita “rave sperimentale”.
La mostra è curata da Cecilia Casorati e coordinata da Silvia La Padula con la collaborazione di Rosamaria Aprea.
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