Giovan Pietro Bellori, commissario pontificio alle antichità, collezionista e critico d’arte, di tale concezione è il padre, l’inventore de l’idea del Bello. La mostra ricostruisce il suo percorso intellettuale, anzi piuttosto lascia che sia il Bellori stesso a spiegarlo al visitatore, attraverso un ingegnoso allestimento: i suoi commenti ci accolgono all’ingresso di ogni sala, le cui pareti sono di colore diverso a seconda delle opere contenute: blu per gli artisti che, a detta dello studioso, meglio interpretano l’Idea del Bello, marrone per i non classicisti, giallo per la sezione antiquaria. Ecco che la teoria prende forma: anzi le forme mirabili delle opere di Annibale ed Agostino Carracci, di Domenichino, Guido Reni, e soprattutto Nicolas Puossin, cui la Mostra dedica la sezione più ampia (32 opere tra dipinti e disegni). Nelle stanze blu che li ospitano, in un dialogo ideale tra moderno ed antico, un ricchissimo repertorio di scultura greca e romana, che invita il visitatore a ricercare possibili confronti tematici ed iconografici. Un esempio tra tutti: accanto alla “Santa Margherita” di Annibale Carracci, il marmo di “Afrodite appoggiata”, accomunate dal medesimo movimento plastico del busto. Blu sono infine le sale dedicate al Duquesnoy e all’Algardi, gli unici due scultori delle Vite del Bellori, lo scritto che costituisce il filo conduttore della mostra. Dipinti, sculture ma anche disegni, riproduzioni minuziose dei capolavori dell’arte antica, una sorta di fotografie dell’epoca. Poi i non classicisti, menzionati nelle biografie del Bellori in quanto celebri al suo tempo. Rilegati tra pareti marroni, troviamo Caravaggio ed i Naturalisti, Barocci, Rubens e Van Dick , di cui dice ad esempio il Bellori: “Pur bravo ne’ ritratti come Tiziano (….), non soddisfece per perfetta idea”. Di giallo si tingono infine le pareti della seconda sezione della mostra, la ricca selezione di reperti antichi collezionati dal Bellori e da alcuni suoi predecessori, come bronzetti, specchi, antichità etrusche ed egizie, gemme e cammei. Completano il quadro sullo studioso la sezione dell’ex teatro dei Dioscuri, sulle sue letture e gli itinerari nella città allestiti per l’occasione.
germana mundanò
Carne e colore: Jenny Saville arriva a Venezia con una grande personale a cura di Elisabetta Barisoni e visitabile fino…
A sette anni dalla scomparsa, la galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze restituisce la lucidità sovversiva di un artista capace…
Roberto de Pinto presenta la sua prima personale alla Galleria Francesca Minini, dal titolo Ostinato: tra pittura e collage, il…
A Bolzano, Feedback rilegge il lavoro di Franco Vaccari e le sue intuizioni visionarie sull’opera d’arte come spazio di scambio…
Dalle lacche del Vietnam alle radici post-coloniali della Sierra Leone: la Biennale di Venezia accoglie sette debutti assoluti che ridisegnano…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…