La mostra offre in primo luogo uno spaccato sulla partecipazione femminile ai pellegrinaggi medievali, riservata a poche donne, sole e coraggiose, capaci di superare cammini impervi e potestà maritali, per lo più nobili ed in grado di permettersi una scorta per il viaggio; poi si sofferma sul ruolo simbolico che la donna ricopre nella religiosità medievale, incarnando quella materialità del sacro che fu il vero motore dei primi pellegrinaggi: i devoti dei Giubilei del ‘300 e ‘400 vengono a Roma per vedere le reliquie della passione di Cristo (la croce, la scala e il velo con impresso il Volto di Gesù), portate nella città proprio da due donne, Elena e Veronica, cui è dedicata la prima sezione della mostra. Tuttavia, come mettono bene in evidenza le sezioni successive, la presenza femminile nei pellegrinaggi si fa consistente solo a partire dai Giubilei del ‘500 e della Controriforma che, abbandonati i feticci medievali in nome del cristianesimo riformato, coinvolgono donne nobili e non nella fervente attività d’accoglienza dei pellegrini. L’atmosfera dei Giubilei romani di Sei e Settecento è ricostruita attraverso l’esposizione di oggetti sacri, macchine processionali, bolle papali, insegne di antiche locande, e tele di affascinati visitatori stranieri. Ne viene fuori un vivace quadro della società del tempo e del suo variopinto universo femminile, fatto di popolane, ostesse e prostitute, di pellegrine povere e ricche, ancora obbligate a partecipare agli eventi giubilari “con modestia et devotione”, per non dare scandalo in una Roma sorniona e tollerante dove, secondo un cronista contemporaneo, “si pecca come se non vi fosse Iddio, con la speranza dell’assoluzione papale”. L’ultima sezione è dedicata alle più famose protagoniste femminili dei Giubilei: una santa, un’”imprenditrice” dell’accoglienza romana, una bizzarra regina. Brigida del Giubileo 1350, che mangia con i poveri e riceve mistiche rivelazioni da Dio, Olimpia Maidalchini Pamphili, che cerca di dissolvere i pettegolezzi sul suo conto con la devozione religiosa, e Cristina di Svezia, che abbandona patria e corona per trasferirsi a Roma, più per amore delle lettere che di Dio. Completa l’excursus storico l’interessante appendice della sala proiezioni, con i filmati dell’istituto Luce sui Giubilei del primo Novecento. La mostra è promossa dalla Fondazione Bellisario in collaborazione con il Comune di Roma, patrocinata dal Ministero dei Beni Culturali, da quello per le Pari Opportunità e dalla Provincia di Roma, e realizzata da Comunicare Organizzando.
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La notizia è interessante... quasi più della mostra stessa.... L. 12.000 per l'ingresso è un vero furto, per quanto poco si vede....
Unica consolazione l'accesso gratuito al Museo del Risorgimento, presente sempre nel Vittoriano, e l'insolito panorama su Viale dei Fori Imperiali.
Bhe il colossal su Cristina di Svezia (e tutto il suo periodo sia chiaro, il periodo della Roma barocca del papado in decadenza dal punto di vista politico ma in ripresa da quello artistico con i grandi papi mecenati Urbano VII Barberini e Alessandro VII Chigi) è una ideona...speriamo che qualcuno a cinecittà o a hollywood...
Sono d'accordo con Tiziana! l'esposizione è un po' confusa, non c'è un criterio cronologico coerente. Mi è piaciuta tanto però la parte sui personaggi femminili del Giubileo, secondo me dovrebbero fare un film su Cristina di Svezia, un colossal all'"Elisabeth"...