Qualche indizio c’è, forse passa inosservato: perché se l’immagine che guardiamo è plausibile, simile a tante altre già viste, allora non chiede conferme e nemmeno molta attenzione. Così le cibachrome di Edwin Zwakman (The Hague 1969) rischiano di sembrare fin troppo vere: scorci urbani, interni di abitazioni, la facciata di un palazzo qualsiasi, una veduta area con tanto di snodo autostradale, città e mare piatto.
Invece si tratta di maquettes: micro scenari costruiti e ripresi, a metà strada tra il modellino architettonico, realizzato in fase progettuale, ed un set in miniatura; Il paesaggio olandese è creato dall’uomo. Così riprodurlo, comporlo, combinarlo significa riflettere sulla mentalità degli artefici. ha detto Zwakman: le sue fotografie di paesaggi artificiali, costruiti con pazienza, qualche dettaglio e nuvole di ovatta, sono del tutto simili alla realtà dei Paesi Bassi, uno spazio ‘innaturale’, modellato dall’intervenire prolungato dell’uomo.
Ed è proprio una di queste immagini ad aprire il percorso ‘a più strati’ di Moving Landscapes (a cura di Lorenzo Benedetti e Marieke van Rooy) riflessione sulla curiosa vicenda del paesaggio olandese, stretto tra il mare e l’urgenza di edificare, guadagnato quasi centimetro per centimetro e con altrettanta intraprendenza organizzato, progettato, occupato: l’interferenza dell’uomo ha i contorni rassicuranti della necessità, la varietà delle soluzioni sembra dovuta all’abitudine di dover fronteggiare lo stesso problema, da sempre. I Paesi Bassi non sono mai ultimati scrivono i curatori della mostra, nel saggio introduttivo in catalogo: l’allestimento tenta di offrire uno spaccato vario tra arte e architettura.
Jeroen Kooijmans (Shijndel, 1967) e Roy Cerpac (Gerusalemme, 1967) hanno filmato Tokio e l’impatto con il sovraffollamento, con la densità di popolazione: nella Città dei 12 milioni di soli gli edifici sono grattacieli e gli abitanti sono rappresentati dal proprio paio di piedi, dai passi concitati, dalle file interminabili. Anche una metropoli può avere i suoi giardini, saranno come oasi sospese: è Floating Gardens un altro lavoro dei due artisti, spazi verdi in equilibrio sui tetti dei grattacieli di Manhattan. Utopia? MVRDV – studio di architetti olandesi – dice che è possibile realizzarli, anche se occorre risolvere dei problemi tecnici. Tra tutti, quello del vento.
Si prosegue tra il modello di un giardino segreto di conchiglie, issato su una struttura di tronchi (Secret Garden di West 8), la natura in stato di quiete, ripresa da Rob Johannesma (Geleen 1970) e il progetto di una stazione nascosta tra le dune: è Breda Sands Infrascapes, sintesi di infrastruttura, programma urbano e paesaggio, secondo MonoLab.
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