Accade questo quando si entra nella Galleria Sales, che in questi giorni ospita la personale di Sarah Ciracì.
La giovane artista pugliese ha scelto la sala della galleria come un vero e proprio palcoscenico dove dar vita alla più terribile delle visioni, quella della fine del mondo.
Alle pareti, quelle che apparentemente sembrano tele monocrome bianche, rivelano, se illuminate a wood, la rappresentazione di quattro momenti di un’esplosione atomica.
La visione non avviene che per pochi secondi, improvvisa ed immediata. Le quattro tele sembrano illuminarsi dall’interno (sono dipinte con vernice fluorescente e fotosensibile) e la sensazione visiva dell’esplosione è ricreata grazie alla presenza di una luce stroboscopica intermittente.
Sarah Ciracì attinge a piene mani dal repertorio della cultura intellettuale e pop, ricavandone immagini, ricordi e sensazioni enfatizzate dall’intervento dei media. L’artista usa la tecnologia per manipolarle ancora una volta, restituendole al potenziale fruitore decodificate e maggiormente accessibili. Come sottolinea Ilaria Bonacossa, la Ciracì lavora come un editor. Nel magmatico caos di informazioni che appartengono alla nostra epoca, seleziona e sceglie gli elementi che appartengono al suo tempo, esasperandoli. L’arte è una sorta di codice in grado di diffondere significati simbolici, in grado di narrare con le immagini gli aspetti astratti e spirituali dell’umanità (Bonacossa).
Il lavoro presentato alla galleria Sales solleva inquietanti dubbi sulle profonde trasformazioni operate dall’uomo sul nostro pianeta. Un’estate a Bikini 2.0, spoglia irrimediabilmente la natura ed il paesaggio da ogni interpretazione romantica, e mostra senza inutili perifrasi, la minaccia che c’è dietro la calma apparente delle cose. Al centro della sala un lettino da spiaggia, un cocktail appoggiato su un tavolino celano il pericolo imminente, ulteriormente nascosto dall’ambiguità pittorica delle tele. E infatti questo si manifesta improvvisamente e senza possibilità d’appello.
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