Categorie: roma

fino al 10.III.2001 | Intercity da Bologna | Roma, Associazione Culturale Futuro

di - 6 Marzo 2001

Nei locali dell’associazione romana le opere sono accostate in una sorta di continuità non prevista, non si individua un percorso lineare, piuttosto si percepisce qualcosa che è molto simile ad un sostrato comune, forse lo stesso confronto volutamente filtrato con l’esperienza del quotidiano.
Il mezzo tecnologico funziona come un sottile diaframma, permette di accedere al nucleo vivo di quanto ci circonda, mantenendo la distanza necessaria per vederne l’aspetto contraddittorio, disarticolato: una fotografia, un’immagine strappata al flusso interminabile raccolto dalle web cam, alcuni semplicissimi cubetti, sembrano condensare in un oggetto la frattura tra ciò che è e ciò che appare, un conflitto destinato a rimanere in potenza.
Damiano Colacito utilizza i filmati delle web cam e riesce a mostrare il lato sommersodell’universo internet: da un apposito inginocchiatoio, posto davanti allo schermo di un computer, chi guarda si trova di fronte ad una celebrazione religiosa; l’effetto straniante del rituale è alimentato dal succedersi lento, innaturale, delle immagini sgranate, dalle voci che sono simili a suoni distorti. Gli elementi cubici di Andrea Melloni possono essere assemblati, sovrapposti, utilizzati come veri e propri moduli, o, per una facile analogia, come “parole” di un nuovo linguaggio, eppure l’infinito numero delle combinazioni genera un’inquietudine, che l’artista sembra avere previsto. L’immagine fotografica di Marina Fulgeri aderisce alla superficie dell’oggetto, creando una sorta di trompl’oeil: le ante dell’armadio non si aprono ed i riflessi sul legno non coincidono. Si tratta del montaggio di due foto, scattate in due momenti diversi della giornata, la luce è cambiata, muta la nitidezza dei contorni, in una forzata giustapposizione che, forse, ribadisce l’incongruenza della realtà, così come crediamo di vederla. Le immagini video di Alessandra Andrini proiettate su oggetti o forme astratte determinano una relazione tra lo spazio che ha il ruolo di sfondo e quanto vi è arbitrariamente collocato. La ragazza fotografata da Elisa Laraia non ricorda cosa ha sognato, almeno così racconta la sua voce fuori campo, l’immagine del sogno è proiettata sul suo vestito: una scena violenta, rarefatta sul bianco della stoffa.

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maria cristina bastante
Mostra vista il 27 / II / 2001


Associazione culturale Futuro
Piazza Manfredo Fanti, 40 tel. 0644702861 fax 0649385854
E mail futuroonline@pronet.it web site www.futuroonline.org
Fino al 10 marzo 2001
Orari dal lunedì al venerdì 9,30 – 13,30 / 14,30 – 18,30


[exibart]

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