Il nome di Matteo Ricci è praticamente quasi sconosciuto. Eppure, dopo Marco Polo, si tratta dell’italiano più conosciuto in Cina. Un personaggio che si è prodigato – in pieno ‘500 – per fare da ponte tra Occidente ed Oriente, contribuendo ad accrescere la conoscenza reciproca delle rispettive culture.
Rampollo di una ricca famiglia di Macerata, dove nacque nel 1552, a soli 20 anni entrò nella Compagnia del Gesù, diventandone novizio. Una volta ricevuti gli ordini, a Goa – in India – dovette aspettare parecchi anni prima di riuscire ad andare in Cina dove arrivò nel 1583, a Canton, insieme a Padre Ruggeri, con cui iniziò da subito a costruire una casa ed una chiesa.
Per essere accettato dai cinesi, Matteo Ricci dovette tagliarsi barba e capelli, cambiarsi il nome in Li Madou ed assumere le sembianze di un bonzo buddista. Ma inizia da subito a studiare il cinese e a creare quelle opere di ingegno che strabiliano i cinesi: come per esempio la prima carta geografica universale cinese che disegna nel 1584, e che è presente alla mostra, che rappresentò per i cinesi un’autentica rivoluzione. A questa seguirono altre quattro edizioni sempre più perfette, di cui alcune tirate in migliaia di copie.
La mostra che presenta circa 150 opere è divisa in due parti: la prima illustra la formazione europea di Ricci; nella seconda invece viene mostrato l’incontro del gesuita con “l’altro mondo”, quello della Cina. Un filmato, dove interviene il curatore Filippo Mignini a raccontare con dovizia di dettagli la vita di Ricci, completa la mostra. Molti degli oggetti presenti provengono dal Museo di Arte Orientale di Roma e da quello di Parma: come lo splendido Gruppo di nove di corredo funerario, nove personaggi in porcellana invetriata verde; o la tegola decorata con gruppo equestre, ceramica con invetriatura all’ossido di piombo.
L’allestimento si conclude con vari quadri ad olio, tecnica, quest’ultima, totalmente sconosciuta ai cinesi. Tra questi, due ritratti di Matteo Ricci: uno postumo, ad opera di Andrea Sacchi (1599-1661) che lo raffigura quale scienziato della sua epoca; ed un altro, più naif e meritevole di attenzione, perché eseguito il giorno successivo alla sua morte da un pittore cinese, Yu Wen-Hui: nel 1614 fu traslato a Roma, nella Chiesa del Gesù dove è rimasto fino ad oggi. Quando Ricci scomparve, nel 1610, come riconoscimento delle sue opere in Cina, l’Imperatore concesse un terreno per edificarvi la sua tomba. Era la prima volta che ciò accadeva per uno straniero, nella storia della Cina, ed è li che lui riposa ancora.
consuelo valenzuela
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