Considerato uno dei maggiori rappresentanti dello stile Liberty in Italia, artista di calibro internazionale e lavoratore instancabile, Galileo Chini (Firenze, 1873 – 1956) ha operato in tutti i campi delle arti applicate: ceramica, illustrazione, grafica, scenografia, pittura e arte vetraria, grande decorazione. Fu uno dei primi in Italia a comprendere l’importanza delle nuove idee di stampo modernista e fondò nel 1896 a Firenze la Manifattura dell’Arte e della Ceramica, di cui assunse la direzione artistica.
Qualche anno dopo fondò, insieme a Piero e Chino Chini, le Fornaci di San Lorenzo a Borgo San Lorenzo, in Toscana, la cui produzione riguarderà, oltre alla ceramica anche l’arte vetraria, ottenendo un grandissimo successo a livello nazionale e internazionale. Splendidi i vasi dalle iridescenze metalliche e i motivi floreali, tipici del gusto Art Nouveau, o dai profili di donna, ornati da disegni vegetali. All’Esposizione di Faenza del 1908, il lavoro di Chini sarà ritenuto tra gli esempi di eccellenza, per la bellezza estetica dei motivi e la qualità della fattura. In quelli stessi anni (1896) esordisce come illustratore sulla rivista Fiammetta con cui collabora per circa un anno, illustrando, tra gli altri, testi di Lucio d’Ambra, Dante Gabriele Rossetti, Diego Angeli. Sono presenti alla mostra numerosi manifesti concepiti per eventi culturali, manifestazioni e rappresentazioni teatrali che costituiscono l’apoteosi del Liberty: degne di nota le scenografie e i bozzetti preparatori per la Turandot e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, suo coetaneo ed amico.
Agli inizi del ‘900, la fama di Chini è solida, anche come decoratore di grandi superfici, tanto da valergli importanti commesse in Oriente. Si reca infatti in Siam nel 1911, invitato dall’imperatore, che gli affida la decorazione della sala del trono del palazzo di Bangkok, che intende affrescare con gli episodi più salienti legati alla dinastia. Molto importanti sono anche le decorazioni parietali realizzate al suo ritorno nelle terme Berzieri, a Salsomaggiore (1922), che sono entrate nella storia dell’arte come esempio dello sfarzo e della ricchezza dello stile déco.
Tra le numerose opere presenti in mostra, spiccano le enormi tele di quattro metri di altezza ognuna intitolate alla Primavera, che formano un ciclo di 18 pannelli che Chini dipinse su commissione per decorare le pareti della Biennale di Venezia del 1914 e che sono ispirate all’arte di Gustav Klimt, pittore da lui molto amato, i cui motivi geometrici in oro e a colori vengono qui ripresi chiaramente. Quattro di queste tele fanno parte della collezione permanente della Galleria d’Arte Moderna e sono state restaurate due anni fa dalla CBC (Conservazione Beni Culturali, Roma).
Degne di nota anche le pitture risalenti al periodo che Chini trascorse nel Siam e che ritraggono la natura dirompente, gli interni in penombra dei templi, le figure danzanti delle ballerine che si muovono in un’atmosfera densa di incensi e sfumature cromatiche.
consuelo valenzuela
mostra visitata il 9 giugno 2006
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