Formula vincente non si cambia. E -se non è sempre vincente- quella delle doppie personali è comunque un’occasione interessante per accostare, far dialogare -o contrastare– artisti differenti per temi, scelte stilistiche, mezzi espressivi. Succede –con un risultato inaspettato- da Autori Cambi, che ospita nuovamente un doppio allestimento (curatore il gallerista, Matteo Boetti) protagonisti Alessandro Bazan e Gino Lucente. Se il primo può vantare sicuramente una notorietà maggiore –e in questo caso riesce a dimostrare una capacità non comune di cambiare pelle- il secondo –anche musicista, alla sua prima volta a Roma- regge bene il confronto, con una serie di opere –site specific… sui generis- che fondono sorprendentemente tecnica antica e soluzione contemporanea.
Così dove Alessandro Bazan (Palermo, 1966; vive a Palermo) srotola una serie di carte in un inedito bianco e nero (uniche eccezioni tre belle gouaches a colori), Gino Lucente (Torre de’ Passeri Pescara , 1970; vive a Milano) risponde con una grande stampa (un bucolico prato con mucche, ma virato di un verde sintetico, decisamente poco tranquillizzante) e con una serie di pietre (lastre di marmo), incastonate come reperti appena scavati fuori dal muro della galleria. Sulla superficie di ognuna, sbalzata a colpi di scalpello, un’immagine tracciata con segno irregolare. Lucente pesca a piene mani tra fumetto underground e illustrazioni più antiche, interviene, aggiunge, modifica.
Quello che sembra il tratto personale del disegnatore è in realtà prodotto da una macchina: il marmo è stampato con un particolare tecnica (tatoo wall), il tracciato più spesso o più esile –che simula perfettamente l’imprevedibile esito della mano- è dovuto alla maggiore o minore aderenza della superficie. Il risultato è una serie di opere che sembra un curioso divertissement e che non stonerebbe in una collezione di artificialia d’altri tempi. Un piccolo repertorio di figure disegnate con minuziosa precisione, isolate da un contorno netto, avvolte senza soluzione di continuità, frutto di un immaginario visionario e paradossalmente analitico.
Dall’altro lato un Bazan disciplinato dal bianco e nero, essenziale, scevro di ogni ridondanza, sorprendentemente libero tra forme accennate, macchie, silhouettes sintetiche: tracce veloci, sufficienti a raccontare con pochi segni –forse in un solo gesto- una scena più ampia. Tranche de vie, quasi.
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Bravo Alessandro Bazan, continui a sorprenderci con un ottima pittura, hai cambiato ancora pelle ma sei sempre il bravissimo pittore di 10 anni fa, non hai perso lo smalto!!! Bravo, quando una bella mostra in uno spazio istituzionale?? Meriti la Biennale, ma non se n'è accorto ancora nessuno??
Bellima mostra!! Lucente non riluce tanto ma Bazan é fantastico! Concordo con il commento di prima, Bazan in Biennale!! Ma quanto costano i lavori?
Grande Bazan!!! Ci sei mancato!!! In pochi si sono accorti che questa mostra è straordinaria!!! Sei sempre un grande pittore con l'animo di uno skater!!!