Categorie: roma

fino al 10.VII.2012 | Alice Schivardi | Roma, The Gallery Apart

di - 30 Maggio 2012
Storie vissute che volutamente mantengono l’anonimato, quelle con cui Alice Schivardi (Erba 1976, vive a Roma) costruisce la sua complessa installazione. Il brusio di sottofondo, che trova una sintonia con lo sguardo, nasce proprio dalla sintesi sonora delle voci. Parole al confine della riconoscibilità, spezzoni di vita che affiorano e che, solo nel momento in cui ci si avvicina ai singoli altoparlanti, si ricostituiscono nella rispettiva identità.
«Sei storie che mi sono state donate», afferma l’artista, «ognuna delle quali è stata accompagnata da un suono sinusoidale, diverso dai suoni puri, che ho elaborato con il maestro Giacomo Del Colle Lauri Volpi». Su due pareti dello spazio espositivo, parallelamente, si snoda Ad immagine e somiglianza, il racconto lungo dodici metri: una striscia di carta acetata che, nell’aspetto formale del rotolo, restituisce il viaggio stesso della codificazione dalla tradizione orale della narrazione, alla sua trasformazione in strip. Un racconto dinamico che non lascia l’osservatore indifferente. Sono proprio i fili che pendono qua e là (ad altezze diverse, sottili, rossi, verdi, azzurri, gialli oppure neri), uscendo dai “disegni a ricamo”, a creare quel legame di continuità tra dentro e fuori, personale e collettivo. Un duplice coinvolgimento emotivo in cui l’artista stessa è chiamata in causa, proprio attraverso la pratica del ricamo (mezzo che utilizza da sempre, unitamente al disegno, alla fotografia, al video, alla performance). «La valenza del ricamo è per non sentirmi impotente di fronte alle situazioni del mondo. Il ricamo fa da ponte affettivo con l’altro, quindi è un cucire qualcosa e portarlo a me. Un modo per avvicinarmi alle cose». Una possibilità ulteriore di dialogo con la gente, quindi, attraverso l’elaborazione e la metabolizzazione di un lavoro meticoloso e metodico di quattro ore al giorno, per tre mesi.

Questa striscia così lunga – ricamo o arazzo – si lascia ispirare dai contenuti delle storie che vediamo affiorare, attraverso un segno a matita che diventa la sagoma di un’anziana signora con la borsa e una rosa, il profilo delle mani, un orologio, oppure parole, frasi come “Eyes, Heart, Brian” e “Never run away, never!”. Una linea di complicità sottolineata dal filo/ricamo che attribuisce tridimensionalità al disegno.
«L’installazione si chiama “Equazione Uno”. Equazione in latino è rendere uguale. Ogni storia, infatti, potrebbe essere di un personaggio noto o di uno sconosciuto. E’ il tentativo di rendere uguale, oltre che essere un termine che descrive l’equazione che c’è all’interno della sinusoidale dei suoni puri». Sei ricami più piccoli, incorniciati negli ovali, chiudono così il ciclo narrativo, espressione dell’unicità del momento all’interno del racconto corale: «Uso spesso la forma ovale, perché la considero memoria del passato e della ciclicità».
manuela de leonardis
mostra visitata il 10 maggio 2012
dal 10 maggio al 10 luglio 2012
Alice Schivardi – Equazione Uno
The Gallery Apart
Via di Monserrato 40 Roma
Orari: mar-sab, 16-20 e su appuntamento
Info: 0668809863 – info@thegalleryapart.it – www.thegalleryapart.it

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

Visualizza commenti

  • Bellissima mostra, piena di spunti poetici, rara nella sua dimensione espositiva, bravi a tutti di aver fatto fare in galleria una mostra che in fondo è una metafora, una sublimazione.

  • Mi unisco alla critica positiva. Un linguaggio consapevole e urgente che nella sedimentazione crea uno spazio con grandi possibilitĂ . C'è consapevolezza e quindi forza. Vengono sviluppati tanti riferimenti manieristi (Amer, Arienti,ecc) ma con un certa autenticitĂ  che conferisce freschezza.

  • farö del tutto per venire a vederti bacio spero tu ti ricorda di me ciao Alice!!!

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