Come nell’omonimo racconto di Raymond Carver, i disegni esposti nella collettiva Cattedrale trasferiscono nella realtà il mondo dell’immaginazione e della memoria. Al di là della rappresentazione, del visibile, del noto, il disegno diventa per ciascuno dei giovani artisti coinvolti il veicolo per dar vita a visioni oniriche o icone fantastiche, in un’entusiasmante varietà di registri e stili.
I risultati dei lavori di Michela Lorenzi, Emiliano Maggi, Michele Manfellotto, Nicola Pecoraro, Maurizio Sanfilippo non potrebbero essere più eterogenei. Ma è la fiducia nel disegno come mezzo d’espressione di universi poetici intimi e personali, a rappresentare la costante di approcci così distanti allo stesso medium.
Il comune dialogo con la cultura visiva diffusa, dal fumetto all’illustrazione alla fotografia, è riprova di come gli immaginari personali dei singoli artisti siano alimentati dal contatto con “le forme d’arte più democratiche, che nel corso della storia” –come afferma la curatrice della mostra, Carola Bonfili- “sono state immuni dal prendere lo statuto di feticci artistici”. Ciò ha conferito ai giovani disegnatori una libertà creativa assoluta e la possibilità di sfruttare a piacimento suggestioni e seduzioni visive esterne, per dare corpo ad immaginari densi d’originalità e fascino.
I disegni di Michela Lorenzi (Pavullo nel Frignano, 1975) spiccano per la delicatezza e la purezza del segno: impreziositi da colori iridescenti e dalla finezza dei tratti, vibrano di apparizioni solo accennate di corpi, i cui frammenti leggeri sono disseminati nel campo dei fogli come per un loro diradamento molecolare. L’impercettibilità delle immagini, il loro viaggiare in superficie tra trasparenze e svelamenti, cattura l’attenzione, stimolando un’osservazione acuta e curiosa di ogni particolare.
A fronte di quest’impalpabilità, il risultato del lavoro di Emiliano Maggi (Roma, 1977) trasporta in un mondo fatto di addensamenti e
Un approccio ossessivo e incentrato sulla cura quasi maniacale dell’immagine sembra accomunare le opere di Michele Manfellotto (Roma, 1978) e Maurizio Sanfilippo (Palermo, 1978). Il primo ricrea i personaggi dei fumetti attraverso un lento processo di scomposizione e montaggio, basato su minuscoli moduli di carta: questi ultimi vengono disegnati, ritagliati ed infine assemblati, per creare superfici animate e tessiture di forme assolutamente originali. Il secondo utilizza invece come modulo di base un tratto grafico teso e deciso, capace di suggerire la profondità di paesaggi naturali solo apparentemente cristallizzati. Che vibrano in un’atmosfera cangiante e ricca di sfumature.
costanza paissan
mostra visitata il 16 dicembre 2004
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