Categorie: roma

fino al 14.X.2007 | Graciela Sacco | Roma, Fondazione Volume!

di - 24 Settembre 2007
Non c’è quel frastuono che solitamente accompagna l’andirivieni di migliaia di passanti. Né quella compostezza e solennità di una marcia, con la peculiare cadenza martellante. C’è unicamente un incedere silenzioso, pacato, accompagnato da un sommesso cinguettio, un fugace frinire di grilli. Suoni noti ed evocativi di notti di mezz’estate. Non sappiamo da che direzione vengano né verso quale destinazione questi passi si dirigano. Possiamo soltanto vedere che si tratta d’una presenza che passa leggera, essenziale.
È con immagini sfocate, nebulose che Graciela Sacco (Chaar Ladeado, Argentina, 1956; lavora a Rosario) costruisce l’articolata installazione m2, Spazio Minimo Vitale. Attraverso ridondanti tracce, sparse ovunque nello spazio interno e intimo della galleria; spazio esso stesso trasformato in supporto per riflessi e proiezioni. (L’invasione dello spazio, con segni a volte impercettibili, era stata la pratica dispiegata dall’artista anche alla 49esima Biennale di Venezia, dove aveva segnato muri, gradini, balaustre e stipiti con inquietanti occhi mutanti). Una sorta di horror vacui contrastato dalla moltiplicazione pressoché infinita del soggetto, ad amplificare l’effetto di costrizione e schiacciamento. Il tutto immerso in un’atmosfera di penombra, ulteriore elemento che enfatizza il senso di claustrofobia.

Con questo lavoro -appartenente alla serie Resistencia– costituito da proiezioni su muro o specchio e di stampe fotografiche in bianco e nero su plexiglas, giocando in alcuni casi con le ombre e le trasparenze, in tal altri con ammiccanti trovate (come rinnovati “capricci” cinquecenteschi dell’anamorfosi), l’artista esprime le sue riflessioni sui ripetuti spostamenti dell’uomo, intesi come costanti migrazioni alla ricerca di “altro”. Ed ecco che dei passi entrano e attraversano, con una proiezione, un’insolita finestra murata, di cui è rimasto solo il telaio e le cerniere. Oppure si scompongono su due o tre lastre di plexiglas. O ancora, la loro ombra anamorfica, creata dalla compressa immagine stampata su lastre trapezoidali, si staglia sulla parete, creando un virtuale riquadro. Il loro riflesso può esser rimandato da uno specchio colpito da un netto fascio di luce; la loro proiezione può attraversare una lastra, che rifrange l’immagine da un’angolazione inaspettata, o passare sopra la testa dei visitatori, sulla volta. Per questo si guarda confusi: perché continuamente si è attratti da quell’ombra o da quel riflesso, posti a metà altezza o in alto, nel tentativo di capire da dove proviene, appunto, quell’ombra o quella luce. Eppure, queste presenze/assenze, simili a ectoplasmi, hanno lasciato una traccia su un’improbabile scala in miniatura, i cui gradini -trasparenti parallelepipedi in plexiglas- si snodano come un sinuoso nastro e, colpiti da un fascio di luce, nuovamente palesano passi in miniatura. Che si trasformano in passi da giganti sulla facciata esterna del palazzo, invadendo lo spazio esterno e sociale della strada, quindi della città, soggetto sottinteso dell’intera installazione. Perché è proprio in essa e su di essa che queste migliaia di passi, quotidianamente, si muovono senza soluzione di continuità.

daniela trincia
mostra visitata il 14 settembre 2007


dal 14 settembre al 14 ottobre 2007
Graciela Sacco – m2, Spazio Minimo Vitale
a cura di Irma Arestizabal
Fondazione Volume! – via San Francesco di Sales, 86-88 (trastevere) – Roma
orario: da martedì a sabato 17-20
ingresso libero
info: tel./fax +39 066892431; press@fondazionevolume.com; www.fondazionevolume.com

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