Il titolo della mostra, The Freedom of the Universe, è al tempo stesso un testo di Avery che sintetizza una personale linea poetica e testimonia l’indole versatile dell’artista. Eclettico e sperimentatore, Charles Avery è infatti scrittore, disegnatore, fotografo e scultore insieme. Il corridoio di ingresso alla galleria è ritmato da una sequenza di disegni di sapore accademico che l’artista ha realizzato durante un soggiorno a Roma. Il tratto veloce e nervoso sintetizza sommariamente corpi ed ambienti per soffermarsi con maggiore incisività sui volti, estremamente caratterizzati ed espressivi. Figure e situazioni, ispirate alla realtà, aderiscono alla poetica del manifesto perché la scarsa definizione le lascia sospese in una sorta di mondo parallelo ed immaginario, lo stesso che l’autore dice di visitare più volte… La stessa tendenza figurativa e metaforica viene ripresa nei cinque disegni leggermente più grandi situati nella sala e costruiti come gli altri, arricchendosi però del gusto della narrazione e di inserti cromatici basati sul triangolo. La figura geometrica si sovrappone alla storia embrionale ed in tal modo avvicina, come in una specie di percorso, le due linee su cui si muove l’artista: quella astratta e quella figurativa. Essa infatti rimanda direttamente alla scultura The Seven Billion Sided Dice , un grande triangolo equilatero costruito sul tema della ripetizione dello stesso. L’opera è composta di nove triangoli equilateri uniti insieme a formare un grande triangolo equilatero che misura due metri circa per ogni lato. In ognuno dei nove elementi è dipinto con un colore differente un triangolo più piccolo. Questo permette ad ogni “unità triangolo” di essere posizionata fino a nove differenti incastri e di essere orientata in tre opposte direzioni. Il risultato di tutti questi accostamenti è una grande struttura che può essere ricomposta in più di sette bilioni di combinazioni diverse, ognuna simbolicamente dedicata ad un abitante del nostro pianeta. Il rigore formale della combinazione astratta e geometrica ed il principio della ripetizione è anche alla base del dipinto che raffigura una foresta in cui l’elemento naturale, estremamente stilizzato, è ridotto ad uno stilema. Il pannello centrale è infatti l’immagine originale su cui gli altri moduli si costruiscono ripetendone – ingrandita e dunque variata – la visione. E giocato sulla ripetizione è anche il quadro che cresce in continuo, come una sorta di work in progress metapittorico, perché fotografato ad ogni mostra.
Seguendo – come sempre sembra fare Avery – una personale metafisica, fatta di regole matematiche e teorie, che lui stesso crea…
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