Se Alberto Zamboni fosse uno scrittore, probabilmente sarebbe uno scrittore di genere, nello stile di Simenon quando scriveva i gialli e i libri noir che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Come lo scrittore belga infatti, sa descrivere atmosfere dominate da inquietudine e mistero. Non è un caso dunque, se Zamboni abbia scelto di far scrivere l’introduzione al catalogo della sua mostra a Carlo Lucarelli, il più noto scrittore di gialli del momento.
Nell’introduzione Lucarelli descrive così l’atmosfera cupa, dalle tonalità monocrome, presente nei dipinti dell’artista bolognese: “La chiamano l’ora del lupo, ed è quell’ora di mezzo che sta tra la notte e la mattina, quando non è ancora buio ma già si immagina la luce dell’alba che verrà…”. I trenta dipinti ad olio esposti a Roma mostrano colori soffusi, tonalità prevalentemente scure ma brillanti di luce. La luce, nei quadri di Zamboni è qualcosa che spunta improvvisa dalle nebbie dell’oscurità; è un bagliore indefinito come le sagome e i contorni delle figure descritte nei quadri. Quasi tutti i quadri sono figurativi, ma le figure sono evanescenti, inquadrate di spalle; spuntate dal buio e pronte alla dissolvenza, prive di qualsiasi segno particolare che le contraddistingua.
Sbucano dalla nebbia, simili ad una visione, e già sembrano disposte a partire, dileguandosi improvvisamente, così come sono apparse. Lasciando nello spettatore il dubbio se si sia trattato solo di un sogno.
L’artista sembra voler ricordare, attraverso i dipinti, che il sogno, le allucinazioni, così come la finzione, possono avere la stessa forza della realtà. Come in tutti i grandi libri noir, da Edgar Allan Poe ai giorni nostri.
consuelo valenzuela
mostra visitata il 12 gennaio 2006
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