Chi segue l’avvicendarsi delle opere e degli artisti nella microscopica galleria romana, o il semplice passante “informato” di quello che accade a Vicolo del Cinque, per una frazione di viene assalito da un senso di confusione, da uno spiazzamento. Oltre la vetrina c’è qualcosa di strano, qualcosa di poco chiaro. La “stanzetta” sembra più grande, ma non può essere vero, perché i muri non si possono spostare. Sembra ancora esposta l’opera di Bruna Esposito della mostra precedente, ma non può essere, perché il cartiglio sullo stipite riporta: Yan Lei. Internazionalmente conosciuto -anche in Italia ha partecipato a diverse mostre, tra cui la 50ma Biennale di Venezia in Zone d’Urgenza-, l’artista cinese (Hebei, 1965; lavora a Hong Kong) si avvale, per la realizzazione dei suoi lavori, di diversi media, spaziando dalla fotografia al video, alla pittura. Collocato tra gli artisti dell’avanguardia cinese in Italia (nella mostra A continuos dialogue della Galleria Continua), Yan Lei per Edicola Notte ha realizzato un’installazione fotografica.
Ed ecco spiegato l’inganno: quello che vediamo è in realtà una fotografia di grande formato retroilluminata, il cui perimetro occupa per intero lo spazio; l’immagine ripropone, appunto, la scritta a neon Compro Oro di Bruna Esposito installata qui precedentemente; sembra posizionata in fondo allo spazio,
Più come Lupin che come Robin Hood, con un atteggiamento fecondamente parassitario, Yan Lei ruba immagini, ne stravolge il contesto e le rimette in circolazione sotto nuove spoglie. Ma queste immagini, che non sono casualmente catturate nel vivere quotidiano del mondo circostante, sono attimi del suo vivere e delle sue riflessioni. Situazioni che l’artista ha vissuto e che hanno lasciato un segno nei suoi ricordi.
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