Una Pietroburgo fastosa e aristocratica quella che emerge dalle fantasie degli architetti che la progettarono. Quasi tutti italiani, chiamati in Russia da Pietro il Grande e dai suoi successori, per dotare di un volto classico e insieme sfarzoso la nuova capitale sulla Neva. Fondata nel 1703, a soli 10 gradi dal circolo polare artico, doveva costituire l’avamposto zarista sul Baltico, il contrasto splendente e minaccioso dell’impero all’avanzata svedese. Già nei primi decenni del Settecento le opere architettoniche di Trezzini diedero un saggio di quello che la città poteva diventare a contatto con i grandi modelli italiani; dalla metà del secolo in poi arrivarono Antonio Rinaldi, Francesco Bartolomeo Rastrelli e Giacomo Quarenghi a corredare di edifici
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