Le opere di Jan Knap (1949) somigliano in qualche modo alla lettera del famoso racconto di Edgar Allan Poe: ovvero il segreto sta tutto nell’evidenza dei fatti. Il che –tradotto nel caso specifico– significa che non si tratta tanto di scoprire, quanto, più semplicemente, di guardare.
Del resto tutto, ma proprio tutto, è sotto gli occhi dello spettatore: dall’eloquenza smaccata dei gesti, alla nitida costruzione, alla piacevolezza dei contrasti cromatici, ai puntuali e rintracciabili riferimenti all’arte del passato. Dalla serafica visione d’après Beato Angelico, alla più stucchevole (ma, va detto, in fondo spassosa) ambientazione Biedermeier, con il giusto contorno di testine di angeli, ali piumate, aureole d’oro puro.
Dunque, non fa eccezione la serie di opere accostate, nell’allestimento –il primo one man show italiano per l’artista ceco, che pure in Italia ha vissuto parecchio tempo– presentato al Polittico: una teoria di quadri di vita quotidiana, in cui, proprio per via della successione serrata, si fa tanto più forte l’eco delle scene giustapposte nelle predelle delle antiche pale d’altare.
Così Knap mette insieme, come seguendo il filo di un racconto apocrifo, scene di vita della Sacra Famiglia, evocando uno spazio edenico, lontano dalle sofferenze e dall’inquieto incalzare della storia ed intrecciando con impeccabile abilità voci e registri distanti. C’è la tenera, quieta, intimità dei volti e dei gesti, c’è la retorica semplice, tipica delle immagini devozionali e ci sono i corposi riferimenti alle complesse simbologie che da sempre accompagnano la rappresentazione del sacro.
È proprio su questi ultimi che Knap agisce a sorpresa, rovesciandone con un coup de théâtre il consueto alone misterioso. Questa volta, infatti, sono evidenti, reiterati, (ma, si badi, mai ridondanti), volutamente insistiti. Lavorano, nell’economia della composizione, come un basso continuo, carico di suggestione.
Ricorre, in queste tele, l’ambientazione del giardino: luogo dell’infanzia che dà il titolo alla mostra, ma anche Eden primordiale e hortus conclusus, stretto tra le alte mura che ne delimitano i confini. In quello spazio si srotola il mondo di Jan Knap, come in un gioco senza regole: visionario, sfuggente, ammaliante.
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prima personale in italia????????????????????
ma va là!!!!!!!!!!!!!!!!!