Considerato uno dei principali esponenti delle avanguardie russe, Kasimir Malevich nacque nel 1878 a Kiev, in Ucraina, da genitori polacchi. Sin da bambino acquisisce una visione idealizzata del mondo contadino in cui cresce, raffrontato al mondo industriale nel quale si mosse il padre, impiegato in varie fabbriche di raffinamento dello zucchero. Nel 1902 studia presso l’Istituto di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca ed inizia a dipingere opere di stile naturalista; tra il 1912 ed il 1915 fa parte del nascente futurismo russo. E’ di quest’anno il manifesto da lui scritto in collaborazione con il poeta Majakovski, nel quale usa per l
Il Quadrato nero, la Croce nera e il Cerchio nero sono i tre monocromi, nero su bianco, che rappresentano una sorta di simbolo primigenio della sua personale concezione dell’arte. Datati 1913, sono il risultato di un’unica figura, la croce, che a seconda del movimento rotatorio che assume, prende la forma di un quadrato o di un cerchio.
Sono una cinquantina le opere riunite al Museo del Corso ed includono anche delle ceramiche futuriste, disegnate dall’artista, un filmato di una rappresentazione scenica da lui curata e delle fotografie dell’epoca. Tra i numerosi quadri, che provengono nella totalità dal Museo di Stato di San Pietroburgo, tanti sono ispirati o ambientati nel mondo contadino, come Testa di contadino del 1928-1932, dove spicca la prevalenza della bicromia cara all’artista, i colori sfavillanti e gli effetti volumetrici delle figure rappresentate. Cavalleria rossa è degli stessi anni: un’armata di cavalieri, simili ad un esercito medievale, spicca nel paesaggio campestre, dominato dalla linea blu dell’orizzonte.
Infine, sono degne d’interesse anche le fotografie esposte al piano inferiore del Museo e, tra queste, quelle che ritraggono le esequie dell’artista che, se da una parte morì in povertà, poté nondimeno avere una cerimonia funebre imponente, organizzata dagli amici. Da notare la bara bianca dal design futurista, più volte fotografata in varie situazioni, ed esposta nella camera ardente dove si vedono appesi alle pareti i quadri dell’artista.
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consuelo valenzuela
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