Giancarlo De Carlo (Genova 1919; Milano 2005) è stato, anche se i media non usano dirlo, l’architetto che più di ogni altro, nella storia recente, ha contribuito al recupero della componente umanistica nel pensiero architettonico italiano. Apparteneva ad una generazione scomoda, tra la grandiosa stagione del Moderno, e l’iper-visibilità dell’attuale star system. Eppure, se all’architettura si può ancora sperare di attribuire un ruolo eroico ed eversivo, è in buona parte grazie a chi si è adoperato per superare la degenerazione del tardo moderno, senza lasciarsi corrompere dal desiderio di ampia fama.
De Carlo si è distinto per l’ampio spettro della sua ricerca. Un uomo, una coscienza politica, un aspirante anarchico (perché raramente si riesce ad esserlo), che ha posseduto pienamente il mestiere di architetto ed ingegnere. Ogni sua opera è architettura; dietro ad ognuna c’è un’idea, una ricerca che soddisfa l’alto valore etico del costruire.
Benvenuta è dunque questa mostra, affinché stimoli gli aspiranti progettisti, con un messaggio che trascende ogni questione di poetica. E’ la sua ultima opera, un riassunto chiaro ed importante.
Il percorso organizzato nell’allestimento attraversa sei temi; sei argomenti di architettura che il visitatore può cogliere con brevi e chiarissimi testi del maestro, mentre elaborati grafici e supporti multimediali stratificano le informazioni acquisibili.
Particolarmente riuscite la prima e l’ultima sezione. Abitare racconta una dimensione di ricerca architettonica capace di riportare l’uomo al centro del progetto. Geometrie complesse e segni urbani presenta la capacità del maestro di spingersi oltre le temperie formali contemporanee, investigando le geometrie naturali. Interessanti i contenuti proposti dagli apparati: i filmati storici riescono a trasmettere l’importanza di esperienze come le progettazioni per Urbino, ed il laboratorio didattico dell’ILAUD.
Il materiale in mostra potrebbe sembrare un po’ scarso ma di fatto tutto l’apparato al contorno, con la raccolta di testi, filmati ed interviste, raggruppa una grande produzione che va oltre il costruito. Solo un pellegrinaggio ad Urbino potrebbe dire di più, tra i collegi del Colle e le tre facoltà nel centro storico; ed una deviazione a San Marino per la porta di dogana chiuderebbe il cerchio (attenzione a non sprecare la giornata in cerca delle altre porte, che un’imprecisa recente monografia erroneamente definisce realizzate).
Il catalogo è una vera e propria monografia, probabilmente la più completa in circolazione, per la produzione architettonica di De Carlo; diventa poi perfetta se abbinata al catalogo della sua mostra in Triennale, ricca antologia di suoi scritti. Brevi i saggi, ma molti mirati; in particolare si segnala, in uno degli approfondimenti, un’anteprima delle interviste a membri del Team X, elaborate per la prossima mostra al NAJ di Rotterdam. E’ un po’ il leit-motiv della mostra: quando i maestri raccontano, si apprende a trecentosessanta gradi.
marco felici
mostra visitata il 31 maggio 2005
Concluso il restauro del tempietto del Volto Santo all’interno della Cattedrale di San Martino, a Lucca: emerse pitture medievali e…
Un recente studio sul prezzo del blu egizio impiegato nella Sala Celeste di una domus pompeiana ha dimostrato che il…
New York riscopre la cultura del bagno di vapore e la sauna, pubblica, privata o anche portatile, diventa oggetto di…
Il capolavoro cinematografico di Zavattini e De Sica arriva al teatro, con la regia di Claudio Longhi e un energico…
Il Musée du Luxembourg di Parigi dedica un'ampia mostra a Leonora Carrington: 126 opere raccontano un immaginario libero e visionario,…
A dieci anni dalla scomparsa del grande intellettuale, ripercorriamo la sua visione dell’arte come sistema aperto e spazio di interpretazione…