A parlare pare che sia l’ombra. Quella che s’insinua tra gli scaffali e resta sul muro, a tracciare il profilo dei libri che mancano. Un paradosso, questo dell’ombra solidificata, non nuovo nell’arte di Claudio Parmiggiani (Luzzara, Reggio Emilia, 1943; vive a Bologna). Le prime delocazioni, infatti, sono del ‘70, eppure il fascino del lavoro lento di fuoco, fumo, fuliggine è il medesimo: qualcosa che sta a metà tra l’alone di mistero e la sottigliezza del gioco intellettuale, condotto con rigore –certamente- ma simile pure ad una riflessione intima, attraversata da un afflato malinconico.
Così, in una delle sale della galleria, l’intervento dell’artista può materializzare un’imponente scaffalatura: il luogo è quello dove un tempo era la biblioteca dello studioso Giuliano Briganti. L’immagine che risulta è simile ad un’apparizione, con la massa dei libri -ormai scomparsi- che diventa un muro compatto, di un candore abbacinante, come pura luce.
Se i riferimenti –da quelli più diretti ed espliciti a quelli più nascosti- vanno naturalmente all’opus alchemico è altrettanto palpabile la vena nostalgica, il senso della fine inesorabile. C’è una profonda, abissale solitudine, dopotutto.
E il bianco luminoso del vuoto lasciato dai libri più che rischiarare ipnotizza.
In mostra, con un allestimento un po’ troppo concentrato, una serie di opere traccia un arco cronologico dagli anni ’70 ad oggi, sul filo di una coerenza che sorprende. Per la continuità di lessico, di immagini (come veri e propri topoi), di sensazioni.
Da una delle prime delocazioni (datata proprio 1970), dalla resa pastosa, quasi pittorica, ai pani fusi in ghisa e accatastati in un angolo, impossibili da muovere (Pane, 1998), ai calchi in gesso di matrice classica cui si accosta un dettaglio rivelatore (il passerotto impagliato nel Senza Titolo del 1995, la lampada ad olio nel Senza Titolo datato 1982).
È un’opera del 1977 ad aprire la mostra: un ceppo, un’incudine, alle spalle una tela bianca, come un schermo abbagliante, perfetta. Il percorso pare chiudersi nel volo di farfalle di una tela datata 2005: questa volta il fondo -ottenuto dal deposito di fumo e fuliggine- è di un grigio quasi uniforme, interrotto da pochi frammenti di ali colorate. Elegia discreta per qualcosa che non c’è più.
articoli correlati
Claudio Parmiggiani alla GAM di Bologna
mariacristina bastante
mostra visitata il 14 aprile 2005
Dopo il MET di New York, la ricerca di Lorna Simpson arriva a Venezia con la sua più grande personale…
Dal 3 aprile al 28 giugno 2026, la Galleria BPER di Modena presenta La virtù e la grazia. Figure di…
In attesa del debutto di "Aftershock" al MAXXI L'Aquila, ripercorriamo cinque punti chiave per decodificare l'universo di Ai Weiwei: l’artista…
L’UMoCA di Colle di Val d’Elsa accoglie un progetto firmato da Leandro Erlich: tre installazioni in sabbia trasformano lo spazio…
Nel Complesso del Pio Sodalizio dei Piceni, a Roma, va in scena una mostra che mette in dialogo le sperimentazioni…
Entra nel vivo la terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival: con Untitled Association scopriamo la mappa degli appuntamenti da…