Alla suggestione del vedere dall’alto – come essere sospesi in volo o comunque talmente lontani da poter abbracciare tutto con uno sguardo – Grazia Toderi ci aveva già abituato: è sufficiente ricordare un altro dei suoi video Il decollo del 1998 (presente anche nella sezione “Immagine Immateriale” della mostra – ricognizione Novecento. Arte e Storia in Italia) dove uno stadio gremito trasfigurava nella notte – complice proprio la visione aerea – diventando una sorta di anello luminoso, pulsante, mentre il lento ruotare, allontanandosi, quasi riusciva ad avere un effetto ipnotico su chi si trovava ad esserne spettatore.
Il nuovo progetto video (fino al 19 novembre, presso la galleria S.A.L.E.S) si chiama Mirabilia Urbis , un titolo che sembra un omaggio contemporaneo a quelle guide dell’antichità che elencavano le meraviglie della Città Eterna; anche Grazia Toderi ci mostrerà otto “meraviglie” di Roma, ma a modo suo. Sono visioni notturne, da un punto del cielo che rende la terra talmente distante da sembrare un disegno e sono le luci a tracciarlo, a segnare il perimetro delle architetture (la “stella” intorno a Castel Sant’Angelo, l’ovale del Colosseo), a trasformare in geometrie lucenti ponti e piazze.
Ancora una volta le immagini ruotano lentamente, ci si avvicina e ci si allontana e da una visione sembra nascerne un’altra, in una sorta di volo ininterrotto: facile (forse troppo) esserne affascinati, rimanere a guardare facendo proprio quell’occhio sopraelevato ed onnisciente.
Continua a lavorare sui luoghi visti dall’alto (preferibilmente avvolti dal buio), Grazia Toderi e il tessuto urbano sembra prestarsi particolarmente (vedi La pista degli angeli o Firenze, stelle di terra o London 2001 ); la scansione di strade, edifici, piazze, tentativo di ordine, o caotico intersecarsi di percorsi diventa immediatamente qualcos’altro: disegno, evocazione, spazio dilatato. Hanno detto anche che i “suoi” luoghi diventano piste di atterraggio luminose, ma è probabile che chi guarda da quel punto privilegiato scelga di rimanere proprio lì, così lontano.
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maria cristina bastante
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