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Fino al 2.IV.2017 | Conversation Piece Part III – Take an object / Do something to it / Do Something else to it | Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma

di - 1 Aprile 2017
“Take an object / Do something to it / Do Something else to it” (Prendi un oggetto / Facci qualcosa / Facci qualcosa di diverso). Durante uno dei suoi happening sul principio degli Anni Sessanta Jasper Johns celebrava con questa affermazione la possibile de contestualizzazione dell’oggetto, così come il suo possibile distacco dalla dimensione di attribuzione familiare che ad esso era stata intimamente connessa. Al di là della possibilità di fare dell’oggetto trovato un’opera d’arte di cui Marcel Duchamp parlava già all’inizio del Novecento, la trasformazione compiuta da Cubismo, Dada, Surrealismo fino alla Pop Art o il Minimalismo consiste non tanto nel trasformare la cosa in opera d’arte in una sfera puramente estetica,  quanto nella chiara attribuzione di significati ‘altri’ alla cosa stessa. Se già a livello del significante un ‘tavolo’ non potrà mai essere ‘cane’ poiché costretto nella definizione che gli è stata arbitrariamente assegnata, così a livello de significato ogni oggetto dovrebbe essere intrinsecamente costretto nell’idea di destinazione d’uso e identità che altrettanto arbitrariamente gli sono state attribuite. L’invito di Marcello Smarrelli, curatore del ciclo “Conversation Piece”, è quello a guardare oltre, a prendere l’oggetto e dargli una nuova identità. Staccarsi dal sicuro rifugio di significati riconosciuti come leggibili  Per il terzo appuntamento delle sue conversazioni, Fondazione Memmo Arte Contemporanea individua quattro artisti in grado di tracciare un percorso di dialogo dualistico in coppie, seppure apparentemente distanti per scelte stilistiche e processualità. Da una parte Jonathan Baldock e Claudia Wieser tracciano un forte legame con la sfera dell’antico e del classicismo, entrambi riletti in chiave contemporanea : se l’uno torna all’arte del ricamo che si arricchisce di maschere che ricordano il teatro tragico e la romana Bocca della Verità, seppur prive del vigore estetico delle figure classiche, come corpi ed oggetti interrotti e pronti per essere attivati, l’altra ricostruisce una stanza che ricorda le ville romane, in cui i cicli pittorici a parete ricordano quelli di epoca tardo-rinascimentale e si accompagnano con figure geometriche specchianti di stile minimalista e riproduzioni dell’Auriga di Delfi.

Dall’altra c’è la scelta di una caratterizzazione tecnologica e industriale, che vede avvicinarsi i lavori presentati da Magali Reus e Piero Golia. Le Leaves della Reus sono come piccoli database, spazi di archiviazione compatta di un’informazione inaccessibile, in cui i giorni, mesi, appuntamenti presi sono pressati come in un gigantesco lucchetto, perfettamente razionalizzati nella forma e nello spazio. Piero Golia trasforma il pittore in un robot automatizzato, intento nel sacro rito della riflessione che precede l’atto creativo, fermo nell’attesa e pronto a lasciare traccia sulla tela, ripetendo serialmente sempre lo stesso gesto. Nuovamente l’oggetto può diventare ‘altro’ se inserito nel sacralizzante spazio espositivo.
Ecco dunque che questi intimi studioli d’artista, queste stanze viste da fuori nella loro peculiare caratterizzazione, queste scene di conversazione ambientate in interni tipiche della pittura di genere della produzione olandese tra XVII e XVIII secolo che hanno ispirato lo stesso titolo di questo ciclo di appuntamenti, sono tanto in grado di riflettere singolarmente quanto di allacciare un fil rouge apparentemente difficile da raggiungere.
Alessandra Caldarelli
mostra visitata il 25 febbraio 2017
Dal 17 dicembre 2016 al 2 aprile 2017
Conversation Piece Part III – Take an object / Do something to it / Do Something else to it
Jonathan Baldock, Piero Golia, Magali Reus, Claudia Wieser
Fondazione Memmo Arte Contemporana
Via Fontanella Borghese, 56b Roma
Orari: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica dalle 11.00 alle 18.00. Martedì chiuso.
Info: arte contemporanea@fondazionememmo.it; www.fondazionememmo.it

Nata a Roma nel 1988, consegue la laurea magistrale in Storia dell'Arte nel 2012 presso Università degli Studi di Roma La Sapienza. Dopo aver fatto diverse esperienze nel campo, dalla didattica e mediazione presso il MAXXI all'esperienza in galleria tra Roma (1/9unosunove) e Parigi (Galerie Antoine Levi), nel 2014 è assistente al coordinamento delle gallerie partecipanti ad Artissima a Torino. Oggi si sta formando per diventare Registrar. Collabora con Exibart dal 2012 e da un anno anche con INSIDE ART. Scrivere è da sempre la sua passione.

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