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fino al 2.V.2004 | Vélazquez, Bernini, Luca Giordano. Le Corti del Barocco | Roma, Scuderie Papali

di - 27 Febbraio 2004

Ha lo sguardo austero, forse un po’ malinconico Marianna d’Austria: la bocca socchiusa che non accenna un sorriso, il viso ombroso, sotto un’acconciatura imponente. Accanto ha un orologio: è il simbolo per indicare l’esattezza e la puntualità con cui la regina assolve i suoi doveri e premia chi le è fedele. Intanto sembra scandire un tempo troppo lento. Così l’ha dipinta –intorno al 1653- Diego Vélazquez, che della famiglia regnante spagnola fu il ritrattista ufficiale (e sicuramente quello meno generoso), creando nel corso degli anni –uno per tutti l’arcinoto Las Meninas– una galleria impareggiabile. Del buffone di corte Don Diego de Acedo, El Primo, Vélazquez ci ha lasciato un’immagine altrettanto poco indulgente, nonostante il librone che allude al suo incarico –di indubbio prestigio e rilevanza- di custode del sigillo con la firma del re. E lo stesso Filippo IV, ormai anziano (il pittore lo dipinge nel 1656) ha gli occhi che sembrano perdersi nel vuoto, tradendo un’inesorabile stanchezza.
Scene di vita –e protagonisti- della corte, sul finire del Siglo de Oro.
Agli ultimi cinquant’anni del Seicento è dedicata la mostra Le Corti del Barocco, che arriva a Roma da Madrid, (e che nell’allestimento delle Scuderie del Quirinale presenta qualche significativa variante, soprattutto per quanto riguarda le opere di Bernini): le corti in questione sono quella madrilena e quella di Vienna -entrambe Asburgo- la Versailles del Re Sole e Roma sotto i pontificati di Innocenzo X e Alessandro VII; l’idea è mettere in luce il sostrato comune –un vero e proprio linguaggio, secondo il curatore Fernando Checa- che finisce per unire committenze (ed esigenze) diverse: dall’immenso, vacillante impero spagnolo, alla monarchia assoluta francese, al caso particolare della Città Eterna, quasi un prototipo di corte, anche se caratterizzato da una situazione politica decisamente unica. Vélazquez, Bernini e Luca Giordano –gli artisti citati nel titolo- sono i tre protagonisti, da cui prende avvio il racconto: il risultato è un percorso espositivo abbastanza ben congegnato che valorizza pittura e scultura e che dà spazio alle arti decorative, termometro precisissimo per saggiare il gusto di un’epoca. Così ci s’imbatte nei bellissimi gli arazzi con le storie tratte dalle Favole di Ovidio, tessuti con lana colorata e filo d’oro, o in quello grandioso che commemora l’incontro tra Luigi XIV e Filippo IV; interessante anche la selezione di medaglie e la scelta di gioielli e argenti.
E nonostante alcune tele di Vèlazquez siano al loro primo soggiorno romano, forse è proprio Gian Lorenzo Bernini a riservare le maggiori sorprese: dalla piccola testina di moro –bozzetto di una figura per la Fontana dei Fiumi- alla grande maquette della celeberrima fontana, all’inedita –almeno per il grande pubblico- vena intima e religiosa che attraversa alcune opere meno note dell’artista. E che fa modellare al genio dei virtuosismi barocchi un drammatico Christo Ligato, o il Crocifisso con il corpo attraversato da una sottile, sensibile tensione, conservato all’Escurial.
Accanto a Bernini, la pittura del Baciccio, del grande mattatore della scena romana, Carlo Maratti, le invenzioni prospettiche di Andrea Pozzo, inganni perfetti costruiti con rigore geometrico, cui fanno da contraltare le mirabolanti evoluzioni aree immaginate da Luca Giordano.

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mostra vista il 13 febbraio 2004


Vélazquez, Bernini, Luca Giordano. Le Corti del Barocco, a cura di Fernando Checa Cremades
Roma, Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio 16 (via Nazionale) 06696270, www.scuderiequirinale.it , dom_gio 10-20, ven_sab 10-22.30, ingresso intero 9 euro, ridotto 6 euro, catalogo Skirà 65 euro


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