La tentazione della citazione letteraria ci sarebbe, ma tranne che nella sonorità del titolo e nell’alone di mistero che la avvolge, l’India di E.M. Forster (1879-1970) è piuttosto diversa da quella dei suoi connazionali Thomas Danniell (1749-1840) e William Danniell (1769-1837; il nipote).
Nel 1785 i due artisti erano partiti alla volta della Cina, prima di avventurarsi in India -dove giunsero il 3 settembre 1788- attratti dal fascino esotico e dal sogno di potenziali fortune. Nel subcontinente, che di lì a poco sarebbe diventato il gioiello più splendente della corona britannica, rimasero nove anni, durante i quali -muniti di una camera oscura- fecero centinaia di disegni e acquarelli che sarebbero stati fonte di ispirazione sia per gli oli che per le incisioni ad acquatinta che avrebbero realizzato una volta tornati in patria. William Danniel è l’autore del libro illustrato A pictoresque voyage to India by way of China (1819), ma il lavoro più impegnativo (firmato da entrambi) fu certamente l’Oriental Scenery, pubblicato in sei volumi tra il 1795 e il 1815.
Tre furono i loro itinerari avventurosi, accuratamente annotati nei diari: da Calcutta all’Uttar Pradesh, passando per il Rajastan, tra il 1788 e il 1791; a Madras (Chennai), Bangalore e negli altri territori del sud occupati dall’esercito britannico nel 1792-93; infine a Bombay (Mumbai) con escursioni nei templi rupestri di Ellora e nelle grotte di Elephanta e Kanheri, prima di tornare definitivamente in Inghilterra nel 1794.
Con uno stile tardo neoclassico -molto pulito, appena movimentato da licenze prospettiche- i due artisti descrivono soprattutto monumenti e paesaggi. Molte di queste immagini sono rimaste intatte nel tempo, come il Ghat Ahilyabai a Benares (Varanasi), il Taj Mahal ad Agra, il minareto di Firuz a Gour, il cortile maestoso della Jami Masjid a Old Delhi, e ancora le vedute panoramiche della Valle di Khoha, la cascata di Papanasam. Altre, invece, sono la memoria a cui aggrapparsi per documentarne l’aspetto originario. Un paio di esempi: i bastioni del Forte St. George a Madras (Chennai) non si affacciano più sul porto, ma su Kamaraj Salai Road o l’antico tempio indù nella fortezza di Rohtasgarh, ricostruito in parte dall’Archeological Survey of India proprio sulla base della veduta dei Danniell.
L’idea di confrontare presente e passato è venuta ad Antonio Martinelli –di professione fotografo– che in tempi e con mezzi diversi (è stato quattro volte in India tra il 1995 e il ’97) si è messo sulle orme dei due inglesi. Il risultato di questo lavoro meticoloso è la mostra Passaggi in India. Ieri e oggi nelle sale delle Scuderie del Quirinale (dal 17 giugno all’11 settembre 2005 anche alla Conciergerie di Parigi). Le fotografie di Martinelli e le acquetinte dei Danniell (provenienti dal Victorial Memorial Hall di Calcutta) sono impreziosite dalla presenza di statuette di bronzo, arenaria rosa e pietra grigia raffiguranti divinità dell’olimpo indù, prestate dal Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma, dal IV volume del Diario di viaggio di William Danniell (British Library, London), da una carta geografica dell’India in nove parti (Istituto Geografico Militare, Firenze) e, soprattutto, da una camera oscura richiudibile a libro della fine del XVIII secolo (Museo di Fisica, Università di Bologna).
Un’occasione per respirare l’atmosfera indiana è data anche dalla rassegna cinematografica Visioni indiane: il cinema dalla mitologia a Bollywood organizzata in concomitanza della mostra, sulla splendida terrazza dell’edificio.
manuela de leonardis
mostra visitata l’8 luglio 2005
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Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.
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firenze fa skifo !!!!!!!!!!