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fino al 20.V.2003 | L’Arte Ritrovata: La Guardia di Finanza a tutela dei Beni Culturali | Roma, Complesso del Vittoriano

di - 24 Aprile 2003

Il cagnolino è costretto a vestire i panni di un solerte soldatino e a marciare al suono di un piccolo flauto: è una semplice scenetta di genere che vuole solo cogliere un momento felice e spensierato dell’esistenza umana, senza caricarsi di ulteriori implicazioni allegorico – moraleggianti. Ma il pittore, un artista ignoto probabilmente attivo nella bottega di Domenico Piola, il massimo rappresentane del barocco genovese, vuole far partecipare al gioco anche lo spettatore, che si trova a sorridere divertito davanti all’improbabile tentativo di trasformare l’animale, per l’occasione appositamente mascherato con un cappellino di carta sulla testa e uno stecco, in un burattino.
E’ uno dei tanti dipinti, che formano la sezione dei beni storico – artistici, insieme a quella dedicata ai ritrovamenti archeologici e a quella riservata alle icone russe che complessivamente costituiscono il complesso delle opere della mostra L’Arte Ritrovata: La Guardia di Finanza a tutela dei Beni Culturali, presentata dall’Accademia Internazionale ARCO.
L’esposizione è ospitata all’interno del Vittoriano e, nonostante la difficile accessibilità (una volta entrati nel monumento bisogna percorrere quattro piani a piedi, andando alla ricerca di un cartello che indichi la direzione da seguire) e l’illuminazione, che per certi dipinti, particolarmente grandi, non è sufficiente, merita comunque soprattutto per la pregevolezza delle opere esposte, frutto delle indagini quotidiane e dell’impegno che costantemente la Guardia di Finanza pone nel salvaguardare il nostro ricco patrimonio culturale. La consapevolezza che il bene culturale è non solo materia, ma anche valore, non solo storia ma anche metastoria, ha fondato nella coscienza civile degli uomini e delle società, l’obbligo etico di tutelarlo, perché lo stesso possa svolgere nel tempo quella funzione essenziale di educazione al Bello, in cui consiste la stessa qualità della vita ha detto il Prof. Francesco Sisinni, direttore scientifico della mostra.
La sezione archeologica è particolarmente ricca di reperti che si snodano dal VII sec. a.C. fino al II d. C. Dal khàntaros villanoviano alle anfore panciute in bronzo, decorate a sbalzo, fino ad un curiosissimo aryballos fittile a forma di leprotto, di produzione orientalizzante e che serviva da balsamario. Diversi gli esemplari di vasi attici sia a figure nere che a figura rosse, mentre hanno una decorazione naturalistica, fatta di rosette, pampini e tralci di vite lo skyphos e l’epichysis dello stile cosiddetto di Gnathia. Completano la sala diversi sarcofagi e teste ritratto di altissima qualità stilistica, come uno di Crisippo, filosofo greco di Scuola Stoica, che ebbe molto successo a Roma, uno specchio bronzeo, monete di ambito magnogreco e romano e un set di strumenti chirurgici – datati tra il IV-V sec. d.C. e il VII-IX sec. d.C. – che con molta probabilità costituivano la valigetta ante litteram di un medico.
Tra i dipinti recuperati dalle Fiamme Gialle colpiscono per la loro intima grazia e familiare dolcezza la Madonna di Cima da Conegliano e quella della Scuola di Giovanni Bellini, che svela tutta la sua preziosità e cura nella lavorazione pittorica del manto broccato di Maria e nel paesaggio retrostante, che, per articolazione, colore e prospettiva, si richiama ai paesaggi di ambito fiammingo. Altra opera, particolarmente importante, è la Madonna in Gloria di Lorenzo Lotto, che, dietro ad un impianto compositivo solo in apparenza tradizionale, una classica teofania della Madonna con Bambino davanti ad un consesso di santi, nasconde significati ed implicazioni contestuali con rimandi alla cultura figurativa precedente e alla vita religiosa nei territori della terraferma posseduti dalla Serenissima.
La parte della sala dedicata alle icone russe avvicina il pubblico ad un ambito iconografico insolito, proprio perché poco conosciuto. La Mater Dolorosa o La Madonna Annunciata devono innanzitutto invitare alla preghiera, alla riflessione al pentimento e poi essere ammirate come immagini pittoriche. La profondità degli sguardi di queste Madonne permette di cogliere, di volta in volta, la loro commozione, il dolore, la sofferenza, così che il fedele si identifica pienamente con l’immagine che ha di fronte e ne sente tutta la carica protettiva e il potere suggestivo. Un potere suggestivo a cui non hanno saputo resistere neppure artisti di ogni epoca.

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maria rossella licata
mostra vista il 17 aprile 2003


L’Arte Ritrovata: La Guardia di Finanza a tutela dei Beni Culturali
Complesso del Vittoriano, ingresso scalinata centrale, 066780363, 066793598, tutti i gg 9.30 –19.30. Fino al 20 maggio 2003


[exibart]

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