La Mujer Construye nasce nel 1995 in Spagna come associazione senza scopo di lucro. Patrocinata dall’Universidad de Alcalà di Madrid, presenta fra i suoi obiettivi la riflessione sull’apporto delle donne al disegno dell’architettura della città, la promozione della loro partecipazione nel mondo della professione, l’informazione della società circa il risultato del loro lavoro.
Lo strumento che l’associazione sceglie per raccontarsi e affrontare un problema tanto attuale non si limita all’allestimento espositivo. Individuati numerosi temi, l’iniziativa riceve i contributi delle donne architetto che lavorano nei luoghi in cui si svolge di volta in volta, ampliando così il gruppo iniziale.
Il viaggio parte nel 2000 da Madrid con 35 donne architetto spagnole, nel 2002 approda in Libano, a Beirut, dove ne accoglie altre 12. Oggi fa sosta in Italia, a Roma,
Il lavoro delle donne architetto coinvolte in questo lungo viaggio s’inserisce all’interno di temi non del tutto inediti: molti di questi, il luogo, la memoria, il silenzio, la casa, sono presenti da tempo nel dibattito architettonico, altri, invece, come il quotidiano, la scuola, la convivenza, il lavoro, la gioia, caratterizzano con forza un modo tutto femminile di interpretare la vita, la città e l’abitare. Molto femminile è anche l’atteggiamento generale che definisce la mostra, che riesce ad abbracciare in modo unitario temi e culture anche molto distanti. Come dice Carmen Andriani, intervenuta al dibattito, “è femminile questa generosità nell’accogliere, nel voler diffondere e nel voler essere tante in questo itinerario”.
Molti sono gli interventi di recupero: ristrutturazioni di abitazioni (casa en Avinyonet de Puigventos, Girona; Restauracion Hotel Laredo a Alcalà de Henares, Madrid; Museo para la Fundacion Tapies a Barcelona), recuperi di centri storici (restauracion del Pueblo de Umbralejo a Guadajara; Reahabilitacion Cuevas del Pecho in Almeria), arredo urbano di centri storici (percorso turistico monumentale trevi-pantheon a Roma; Plaza Fossar de les Moreres a Barcellona).
Bello è il Parvulario a Maturò, vicino Barcellona, di Rosa Closet: lineare, essenziale nelle forme e negli spazi, realizzato con superfici semplici e omogenee per essere chiaro
I pannelli illustrano disegni e foto delle opere realizzate, l’allestimento è semplice ma felice e si sviluppa lungo le pareti della sala centrale dell’Acquario Romano.
La presentazione di questi progetti, sicuramente interessanti, pone comunque il dubbio se sia sufficiente esporre il lavoro delle donne per poterlo promuovere. Forse sarebbe più costruttivo proporre alternative di metodo ai più attuali problemi progettuali, per esempio quello dell’emergenza.
Prestare attenzione all’architettura al femminile vuol dire evitare che si consolidi una già esistente condizione di isolamento per le donne votate al progetto di architettura. Prova ne sia che, per esempio in questo caso, i lavori esposti, alcuni anche molto belli e maturi, sono per la maggior parte piccoli interventi, a dimostrazione che le donne ricevono troppo raramente incarichi di grande spessore.
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mostra visitata il 10 giugno
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Muchisimas gracias por incluir en su pagina nuestra exposición. Nos ha parecido muy interesante la crítica. Ana Estirado y Cristina Garcia-Rosales, Comisarias de la exposición.