È una qualità rara quella di sapersi destreggiare tra le immagini dei ricordi. Sono frammenti sfuggenti, dai contorni imprecisi, sfaldati dal tempo, dalle emozioni. E appartengono in modo esclusivo e prepotente al vissuto di una persona: simili ad un codice di rimandi, ad una crittografia mai totalmente nota. Un lavoro che si configura da subito come archivio privato di immagini sfida consapevolmente la possibilità di essere compreso o meno, si muove in un margine sottile: più spesso rischia di essere inesorabilmente pretestuoso, in non molti casi riesce a rivelarsi e allora è intriso di un fascino difficile da spiegare. Accade proprio questo al lavoro video Private Anthology di Alice Guareschi (Parma, 1976; vive a Milano): affascina come una sensibile giustapposizione di brevi sequenze, di storie mai raccontate, ma attraversate per la durata di un attimo.
Per la sua prima personale a Roma (all’interno del progetto Monitor a cura di Paola Capata e Maria Egizia Fiaschetti) la giovane artista ha presentato un’opera inedita: lei stessa suggerisce che si tratta di un work in progress. La proiezione è un rettangolo relativamente grande, spostato verso il basso rispetto a quella che sarebbe l’altezza media dello sguardo, una scelta semplice, che sembra ribadire la dimensione intima, la discrezione richiesta a chi si accosta alla visione. Ed è un filo esile quello che lega le immagini, un’assonanza talvolta solo suggerita, un collage composto da frammenti quotidiani: ognuno ineccepibile nella rigorosa composizione formale; ognuno potrebbe essere parte di quell’ora squisita, evocata nei versi di di Paul Verlaine.
Un diario filmato, che registra fatti minimi, si affida a sensazioni solo suggerite. Una passeggiata sulla spiaggia, la luce che filtra tra il verde degli alberi, pochi bagliori, la sabbia bianca, il cielo sbiadito dell’inverno, ma anche nessuna immagine e solo musica fuori campo o numeri e frasi che appaiono improvvisi sullo schermo. Oppure un unico colore, una tinta piatta che dura pochi istanti. Come se riuscisse a restituire da sola un’impressione.
articoli correlati
ExIt, nuove geografie della giovane arte italiana
Antonio Rovaldi – non ricordo esattamente quando
Marinella Senatore espone da t293
mariacristina bastante
mostra vista il 5 giugno 2003
Dalla protesta per l'IVA culturale agli stand sul rapporto uomo-natura: un report da ArcoMadrid 2026, che ha aperto con una…
EXPOSED Torino Photo Festival, che dal 9 aprile al 2 giugno trasformerà Torino nella capitale della fotografia passa alla guida…
Tra le montagne dell’Alto Adige, una comunità di artisti reinterpreta la tradizione in chiave contemporanea, in dialogo con la natura…
La Sala della Crociera del Collegio Romano si apre al pubblico con un programma di incontri promosso dal Ministero della…
Il Museo del Novecento di Milano, in collaborazione con Ad Artem, presenta sei nuovi video in LIS dedicati ad altrettanti…
Il Teatrino di Palazzo Grassi, a Venezia, ospita una rassegna cinematografica dedicata alle relazioni tra cinema e arti visive, in…