A distanza di quasi due anni dalla concentrata personale D’acqua e aria tenutasi presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, l’artista americana Pat Steir (è nata a Newark –New Jersey- nel 1940, vive a New York) torna a Roma. E presenta una serie di opere recenti, prevalentemente su tela, con alcuni interessanti interventi di grafica.
Nello spazio rarefatto della galleria, i nuovi lavori esprimono in maniera assai suggestiva la ricerca sui colori e il gesto naturale che ormai da tempo caratterizza l’opera di questa artista già passata per varie Biennali e Documenta oltre che presente nei principali musei statunitensi.
Evidente è il legame con un’estetica tipicamente orientale, che la stessa Steir ravvisa quale elemento fondante della propria attività. Prima di giungere -a seguito di un lungo viaggio in Giappone nel 1982- ad un simile tipo di poetica, la Steir si è distinta per una vorace frequentazione di tutte le principali correnti dell’arte contemporanea. Dal concettuale al minimalismo, con forti presupposti di action painting. Dedicandosi al contempo ad un appassionato approfondimento della storia della pittura, come dimostrano le numerose serie di esperimenti grafici e pittorici realizzati a partire da immagini di maestri quali Jan Brueghel o l’amatissimo Courbet. A partire dagli anni Ottanta, tuttavia, l’artista sembra voler delimitare con assoluto rigore il proprio ambito di espressione, con esiti che possono ben dirsi meditativi. L’acqua è senza dubbio il soggetto predominante nella sua iconografia,
Nei lavori in mostra l’acqua si esprime attraverso superfici dilavate in cui il colore cola con luminosa leggerezza, rapprendendosi in elementi di concentrata intensità: i pigmenti, lasciati estremamente liquidi, trovano così la loro strada assecondando i solchi della carta o i pori della tela. Ripercorrendo una memoria dell’acqua che, in alcuni casi almeno, pare ben ricordare le leggi silenziose dell’armonia naturale.
luca arnaudo
mostra visitata il 23 maggio 2005
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