Questo ultimo lavoro di Fabrizio Cicconi (Reggio Emilia, 1964) è un diario di viaggio fotografico la cui meta è il kholchoz “Politotdel”, in Uzbekistan, a pochi chilometri dalla capitale Tashkent.
Come spiega Giorgio Messori nella presentazione della mostra “Il kholchoz (comune agricola) Politotdel (letteralmente: sezione politica) era negli anni ’60 il più moderno dell’Uzbekistan, tanto che lo facevano visitare alle maggiori autorità sovietiche, da Krusciov in poi e da Gagarin in giù”. Ora il luogo è in totale decadimento ed è abitato da varie etnie: i coreani, bravi coltivatori di cotone, deportati qui da Stalin; gli uzbeki, i tartari, i tajiki e i russi, al tempo in una posizione di potere ora ridotti a fare i lavori più umili.
Cicconi è voluto tornare in Uzbekistan all’inizio di quest’anno, proprio per realizzare questo ciclo d’immagini. Ventisei fotografie a colori (spesso vivacissimi) cm 35×35 realizzate su pellicola 6×7, un medio formato che gli ha consentito di scattare anche “a mano libera”, per non perdere l’attimo propizio. La prima fotografia di questa mostra, curata da Raffaella Guidobono, è tratta da un filmato dell’epoca girato nel kholchoz e riporta una scritta in sovraimpressione in cui si legge “I lavoratori della comune agricola Politotdel durante la visita di Krusciov”.
Cicconi è stato colpito dall’atmosfera di quei luoghi e la restituisce efficacemente attraverso immagini scarne e vuote. Strade innevate, grandi edifici popolari decadenti, trasporti pubblici fatiscenti. Interni di abitazioni modesti ma dignitosi, con oggetti vintage che farebbero la gioia dei collezionisti occidentali. Nelle fotografie esposte manca volutamente l’elemento umano e da ognuna di esse promana un profondo senso di angoscia, è come se la vita si fosse fermata, rimasta sospesa. “Ho voluto dare un’impronta inquietante a questo mio lavoro –dichiara l’artista– perché è quello che ho provato vivendo lì per qualche tempo. E’ un paese arrugginito, dagli autobus alle macchine, dalle infrastrutture alle …persone”. Cicconi ammette, di contro, di essere stato colpito dalla disponibilità e dall’umanità delle persone che ha incontrato e che senza il loro aiuto non sarebbe riuscito a portare a termine il lavoro.
Fotografo professionista, dal 1987 Cicconi si è dedicato in modo particolare ai ritratti, influenzato da maestri come August Sander e Paul Strand. E’ interessato anche alla fotografia di architettura, ama infatti riprendere ambienti interni e in qualche modo reinterpretarli. Ultimamente sta dedicando sempre maggiore impegno nella ricerca con reportage su fenomeni sociali altrimenti poco noti.
pierluigi sacconi
mostra visitata il 9 maggio 2005
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