Postnatural è il titolo scelto da Giacomo Costa (Firenze, 1970) per questa mostra
curata da Valerio Dehò, in cui propone le sue ultime ricerche nel campo
dell’arte digitale, centrate sul tema dell’Arena, intesa come stadio, luogo-non
luogo di aggregazione e solitudini, associate a una carrellata di opere che
riepilogano la fase piĂą nota della sua produzione artistica.
Il tratto comune è l’uso dei visionari macchinari 3D,
provenienti dagli studi di montaggio e di effetti speciali cinematografici, che
riproducono – con un’impressione di straordinaria perfezione e nitore formale
che li rende praticamente indistinguibili dalla fotografia – scenari immoti e
irrealmente deserti, simili a set di film apocalittici e fantascientifici.
Descrivono un pianeta abbandonato dagli uomini e popolato dalle vestigia di un passato
irrimediabilmente superato.
Nelle parole di Costa, “le arene, da sempre luogo
simbolico della passione collettiva e dello sfogo di quell’aggressività che ha
caratterizzato l’umano agire, saranno gli unici edifici visibili, quasi a
monito della follia
umana”.
L’ispirazione dichiarata proviene dal Colosseo, massimo esempio del tipo dello
stadio antico.
Il senso tragico del ciclo Arene è anticipato dalla selezione di
opere del 2008-09 in mostra: si tratta di estratti dalla serie Still towns a cui Costa ha dedicato
singolarmente almeno un mese di lavoro, con il caratteristico perfezionismo che
gli viene dagli anni trascorsi lavorando come fotografo analogico.
Interessante è la sua giustificazione per aver scelto un
simile mezzo di espressione: “Ho adottato il mezzo fotografico perché mi è
parso il piĂą idoneo a realizzare lo scopo. In primo luogo per la sua
immediatezza di lettura e poi per quel forte pregiudizio di veritĂ che da
sempre lo accompagna. Nella nostra mentalità ”, prosegue Costa, “la fotografia ha valore di
documento, prova certa dell’esistente. Il mito della veridicità fotografica è
così potente che anche di fronte al più surreale dei fotomontaggi si rimane
inizialmente spiazzati e predisposti a cadere nell’inganno”.
Sembra che la sua missione sia quella del moderno Tiresia,
un profeta delle sventure che attendono il pianeta e l’umanità , narrate con
assoluto distacco e pulizia, a comporre scenari che potrebbero fare da
illustrazioni al libro di Cormac McCarthy, La strada, opportunamente citato da Valerio
Dehò nel suo testo critico.
Tuttavia, l’interesse di Costa non è profetizzare una
vicina fine del mondo, ma esporre in modo metaforico le proprie paure e
preoccupazioni riguardo all’attuale stato delle cose nel mondo. Ecco perché
nella sua opera la componente estetica e quella etica non sono disgiunte; anzi,
l’una avvalora e attira l’attenzione sull’altra, producendo anche un effetto
straniante che colpisce profondamente chi osserva.
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mostra visitata il 27 maggio 2010
dal 6 maggio al 3 luglio 2010
Giacomo
Costa – Postnatural
a cura di
Valerio Dehò
Galleria EmmeOtto
Via Margutta,
8 – 00187 Roma
Orario: da
martedì a sabato ore 11-14 e 15-20
Ingresso
libero
Info: tel. +39
063216540; fax +39 063217155; info@emmeotto.net; www.emmeotto.net
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