Il tavolo é in mezzo alla sala. Maria Lai gioca a carte con un gruppo di amici. Non è un incontro intimo, ma la presentazione di A portata di mano, recente produzione editoriale dell’artista. Il luogo è lo Studio Stefania Miscetti. Sui binomi arte/gioco e amore/vita ruota questo suo ultimo lavoro, costituito da un set di quattro mazzi di carte (l’editore è Arte Duchamp di Cagliari), ognuno riferito ad un diverso tema: luoghi comuni, luoghi relativi, luoghi simbolici, luoghi paralleli. Tanti sono gli interrogativi che la Lai si pone e pone al giocatore. “Artisti si nasce o si diventa?”. Molteplici e varie le risposte. “L’arte non significa, è fermentazione dei sogni”. Oltre alle speciali carte da gioco, sono appesi alle pareti dieci opere su tela grezza, che ricordano gli stendardi, con frasi in inglese, francese, spagnolo, oltre che italiano. “La lettura dell’arte, come il desiderio di un cibo, ha origine nella percezione di un vuoto: il non ancora capito”: è una frase di Arturo Martini, suo insegnante di scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1945.
Le scritte – leggibili – sono circondate da fili neri aggrovigliati. Il filo/la parola cucita è un tema ricorrente dell’artista (sui muri, sulle pagine dei libri, sulle tele). Proprio in questa stessa galleria – nel 1991 e nel 1994 – Maria Lai affrontava il tema della Leggenda di Maria Pietra (una favola di Salvatore Cambosu, l’autore di Miele amaro, suo insegnante di italiano e latino alle medie, interpretata con i “pupi di pane”) e Una Fiaba Infinita. All’epoca la Lai viveva ancora a Roma, in quell’appartamento in zona Medaglie d’Oro dalla cui finestra salutava il dirimpettaio, nonché caro amico, Giuseppe Dessì. Da parecchio ormai è tornata in Sardegna, nella casa di campagna di Cardedu, a due passi da Ulassai, il paese in provincia di Nuoro dove è nata nel 1919. Riservata, ma sempre disponibile per chiunque si voglia confrontare con il suo lavoro, è in continuo fermento. Una sua opera, dedicata al maestro Martini, partecipa alla XIV Quadriennale e anche solo elencare le mostre a cui ha partecipato diventa un’impresa impegnativa, considerando che la sua prima personale è del 1953 (Gli Amici del Libro, Cagliari), seguita da altre fra cui, nel 1957, alla Galleria dell’Obelisco a Roma. Quella dell’Obelisco fu una mostra molto importante, anche perché all’epoca vi esponevano artisti come Burri, Capogrossi, Vespignani. Aveva saputo vedere lontano Gasparo del Corso quando scriveva sul biglietto d’invito: “Il disegno energico ed essenziale di Maria Lai esprime a meraviglia il suo modo interiore scabro e severo; ci sembra un’artista di alta qualità, dallo stile inconfondibile e incorrotto.”
manuela de leonardis
mostra visitata il 10 marzo 2005
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