Dopo l’estiva Preview, il Magazzino d’Arte Moderna di Roma presenta quest’inverno la rassegna significativamente intitolata Doppia Visione. Iniziata il 14 gennaio, con la presentazione congiunta dei video di Christoph Girardet e Matthias Müller e del wall drawing di Alex Cecchetti, si è mostrata fin dal primo appuntamento in tutto il suo interesse. L’obiettivo dell’esperimento? Unire immagini in movimento, video e film d’artista, con disegno, pittura e fotografia, al fine di operare un confronto tra forme espressive apparentemente distanti, ma in realtà unite da numerosi rimandi reciproci.
“L’idea della rassegna è nata da letture, da me fatte recentemente” – spiega la curatrice Maria Rosa Sossai – “in cui è messo in luce il rapporto intercorso, soprattutto agli inizi del secolo scorso, tra gli artisti e il cinema, dato che i pittori da sempre hanno cercato di imprimere il movimento alle figure dipinte. Per essere più precisi, l’attrazione che sulle arti visive il cinema ha sempre esercitato, spesso in maniera intuitiva ed estemporanea. Nella serie di mostre “Doppia visione” mi interessava enucleare delle categorie estetiche e concettuali condivise dalle due forme espressive, come l’idea di narrazione, oppure di movimento”.
Nel caso specifico dell’accoppiata d’apertura Girardet/Müller e Cecchetti, tali rapporti si mostrano chiaramente: il video Beacon (2002) del duo tedesco sembra infatti percorso da un gusto per il disegno delle forme e delle linee, che molto ha a che vedere con le arti grafiche; e l’opera di Cecchetti appare non tanto come la rappresentazione di un paesaggio montano, quanto come il racconto dello shakespeariano movimento di una foresta sul fianco di una montagna. Una prova di come il video possa impossessarsi di principi propri della pittura e del disegno, e viceversa come questi ultimi siano capaci di scavalcare i propri limiti, facendo proprie le idee di durata e spazialità espansa caratterizzanti l’arte delle immagini in movimento.
La scelta e l’associazione delle opere in mostra non è tuttavia operata secondo un disegno precostituito, mirante a creare legami tematici o espressivi. Ciò che emerge è infatti “un affresco composito della ricerca artistica attuale”, sia italiana che internazionale. Si pensi solo alla distanza tra la registrazione di semplici attività quotidiane nei video di Rosalind Nashashibi (specie Dahiet al Bareed, 2001), e l’effetto straniante, quasi onirico, delle installazioni e dei disegni di Vedovamazzei. Oppure al contrasto tra la ritualità delle scene filmate da Stephen Dean nei due video Pulse e Volta, e il tono dissacrante dei collages fumettistici di Lorenzo Scotto di Luzio.
Gli altri appuntamenti? “Venerdì 4 febbraio saranno proiettati i video dell’artista iraniano Shahryar Nashat” anticipa ad Exibart la curatrice Maria Rosa Sossai “e nello spazio piccolo in visione vi sarà un disegno di Pietro Roccasalva. Mentre venerdì 11 febbraio saranno in mostra i video di Pavel Braila e un disegno di Sislej Xhafa. E infine il 18 febbraio sarà la volta di Elisabetta Benassi per il video e di David Shrigley per il disegno”.
Come la curatrice si era prefissa, è il pubblico stesso a tessere collegamenti, a trovare affinità e contrasti nella varietà composita delle opere in mostra. E soprattutto a riflettere sul valore globale delle arti della visione, sulla loro mutevole percezione e sulla loro complessa identità nell’era della sovraesposizione alle immagini e dell’onnipresenza degli schermi.
costanza paissan
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