Prosegue presso lo Studio Miscetti di Roma la doppia personale Wörter & Besitzt, a cura di Mario De Candia. Ad esporre -ed esporsi- questa volta la giovanissima artista sarda Narcisa Monni (Alghero, 1981).
Il filo che lega questa mostra alla precedente (quella di Donato Piccolo) è sia il concetto di identità che la ricerca insistente che ruota intorno alla figura umana. Il corpo, anche questa volta, diventa un’entità manipolabile di cui poter prendere possesso, con cui giocare. Alcuni dei lavori esposti riguardano l’immedesimazione e ci riportano inevitabilmente a quelli di Cindy Sherman. L’artista “è ma non è”, come afferma la Monni, è persona nel personaggio e confonde la propria identità con le sembianze altrui. Il possesso dunque può acquisire un nuovo significato se relazionato al suo esatto contrario: la perdita di qualcosa o di sé stessi.
Tre immagini-inserti, una grande stampa che ricopre un’intera parete della galleria, e che ritrae un’attrice-Narcisa colta in un fuori scena durante una pausa sul set, tre grandi tavoli su cui sono posizionati rispettivamente un album di figurine, un album da disegno con i pennarelli e un album per ritagliare con una serie di grandi forbici da sartoria. La galleria è pervasa completamente dalla presenza dell’artista, il cui volto si sovrappone a quello delle attrici d’altri tempi (Carole Lombard, Linda Darnell, Bette Davis, Greta Garbo…) che nell’immaginario collettivo rientrano nella categoria delle femmes fatales, dive simbolo della seduzione e del fascino femminile.
Il titolo della mostra Besitzt (Possiede) lascia aperto l’ interrogativo di chi possieda chi o cosa: l’artista prende possesso dello spazio e degli spettatori, o viceversa?
Narcisa Monni interpreta il mondo attuale e ne riconosce chiaramente le ossessioni ed i limiti: “Noi siamo immagine”, afferma decisa, riassumendo in una sola frase il culto maniacale dell’apparenza e i timori ricorrenti di un’intera epoca.
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