È ciò che si percepisce visitando questa esposizione. Il cui tema appare subito chiaro. È la graduale trasformazione dell’arte moderna in quella contemporanea durante un secolo cardine: l’Ottocento. Merito dei curatori che hanno saputo disporre le opere secondo un ordine cristallino e facilmente percepibile.
Ma è anche vero che la genesi di questa raccolta non risiede solo nell’intento didattico, pur presente fin dall’inizio. Il filo che lega queste opere, tutte di eccezionale qualità, è il gusto e la cultura illuminata di un raro mecenate. Raro perché appartenente a una specie in estinzione, quella dei veri collezionisti alla Giustiniani, Morozov, Denis Mahon. Raro perché colei che tiene i fili di questa rappresentazione è una donna. La baronessa Thyssen è infatti la protagonista di questa collezione, che ha arricchito in questi ultimi due decenni aggiungendo nuove opere alla già consistente raccolta di suo marito, a sua volta frutto della passione di tre generazioni. Una mente solare quella della baronessa, in grado di percepire chiaro il complicato periodo in cui
tutto, nell’arte, cambia. E con un punto di vista a 360 gradi. Non solo, infatti, sono presenti in mostra i più noti artisti francesi e centroeuropei del medio e tardo Ottocento. Ma anche inediti paesaggi americani, spagnoli e catalani. Un’aggiunta che in qualche modo compensa l’assenza degli artisti italiani (unico vero neo: mancano i Macchiaioli) e che si rivela di notevole interesse.
Ma questa mostra ha anche un ultimo grande merito. La centralità degli impressionisti, nel passaggio dal moderno al contemporaneo e dal figurativo all’astratto, è il tema cardine di circa il 60 per cento delle esposizioni europee. Ma è raro trovare opere che, proprio mentre gli Impressionisti contro esponevano nel 1874 nello studio di Nadar, troneggiavano nell’ufficiale Salon. Insomma, che cosa si esponeva nel Salon, all’epoca? In che consisteva questa famigerata arte d’Accademia amata dal
che quest’arte, così bistrattata e offuscata dai nuovi astri nascenti, tanto male non era…
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Un'opera quando è bella, ed in essa si può trovare il valore artistico, non conta l'epoca in cui è stata fatta.
Non sono un'esperta di pittura, anche se cerco di seguire almeno le mostre più facilmente raggiungibili.Ho gradito e apprezzato questa; tuttavia non condivido l'esaltazione un po' troppo entusiastica che ne è stata fatta sui media. Alcune opere erano francamente modeste. Inoltre, forse a causa della mia incompetenza, non mi è sembrato così evidente il filo logico che lega i dipinti presentati. Ho avuto l'impressione che, molto più semplicemente, la proprietaria ha acquistato, nel tempo, ciò che più le piaceva, senza badare alla logica del percorso. Ovviamente, poi, è possibile cavarne un "filo", ma, direi, senza esagerare.