Comincia con la leopardiana quiete dopo la tempesta, la mostra di Susanne Kutter (Wernigerose, Germania, 1971). Un lampadario appena franato al suolo richiama quegli attimi in cui si resta sospesi, attoniti, cercando di riconquistare un equilibrio emotivo dopo momenti di panico. Vestigia di un pericolo scampato, ma anche segno della nostra fragilità, simile a quella delle gocce in cristallo di brillanti lucernari. Poi il terremoto, simulato all’interno di una stanza e proiettato dentro un televisore: immagini simili a quelle che spesso vengono dal Giappone, terra martoriata dai movimenti tellurici. Gli oggetti, vittime di questo sconquasso, cominciano a vivere di vita propria, si agitano, vibrano, fracassano a terra, strutturandosi in un dripping scultoreo voluto da madre Natura.
Reimpadronirsi di queste immagini spettacolari per dare di nuovo senso al rapporto con la realtà, mettendo in scena quelle esperienze estreme che si pensa possano vedersi solo in tv. E un simulacro di televisore sembra la scatola di cartone su cui viene proiettato un finto tifone in un’isola tropicale, simulacro anch’esso realizzato con i festoncini dei gelati e un piccolo acquario con un effetto di acqua bullicante.
L’avvertimento è chiaro ed è scritto col fuoco, letteralmente, su un muro bianco: We will kill you anyway, che l’artista traccia facendo esplodere con la polvere da sparo un filo che riproduce la frase. Ci ucciderà comunque anche se l’evento catastrofico spalmato su uno schermo piatto perde pregnanza, fino a diventare un accattivante insieme dinamico di forme e colori, buono a rompere per un attimo il ritmo costante e uniforme della quotidianità.
Proprio come le scritte al neon, che con i loro colori eccessivi ci distraggono per un attimo dal neutro di un’esistenza vissuta nel grigio cittadino. Le pulsazioni del reale sono l’obiettivo primario dell’artista, che vuole riappropriarsene anche al di là della pervasività dei mezzi di comunicazione di massa. Perché il pericolo c’è, ed è tangibile: il rischio di ritrovarci tutti talmente assuefatti da diventare amebe galleggianti nella routine di tutti i giorni. Come i mobili immersi nell’acqua del video Flooded home, dove la viratura in verde li fa somigliare a delle gigantesche alghe, vegetali marini privi di consistenza, in totale balìa delle onde.
valeria silvestri
mostra visitata il 25 settembre 2006
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