S’avanzano silenziose masse in movimento. Dal nylon teso e lucido e dalle lastre di plexiglas, quasi tracimano con moto lento e inesorabile nuovi e immancabili protagonisti del vivere umano, sovrapponendosi leggeri al tentativo di contenimento del materiale ligneo. Ruža Gagulić (Tramosnica Donja, Croazia, 1967; vive a Roma) maneggia abilmente –e con tecniche tenute gelosamente nascoste– l’ombra e la sua riproduzione, direttamente sulle pareti dello spazio espositivo. Ombre collettive di soldati scelti, di donne islamiche, di voraci frequentatori di musei. Di uomini e donne in costante movimento.
Le donne dell’Islam si lasciano alle spalle l’altro, avanzano a passo lento, ma decise e con coraggio. Ad un trittico è invece affidata la presenza inquietante di Marines a Wall Street. Se il candore bianco delle figure si muove per fuoriuscire da luoghi incombenti ed inesistenti, sulle pareti restano pur sempre le loro ombre senza compromessi. Lineamenti scuri, sofferti e decisi che riaffermano il nostro genetico dualismo, un’impossibile separazione, la coesistenza dolorosa degli opposti. Come spesso accade, ma in questa circostanza determinando l’esito ultimo dell’espressione artistica, è la luce, quella artificiale della sala e quella naturale che si insinua dall’esterno, il regista occulto pronto a rendere quelle ombre più cupe o a tenderle all’interno di una cornice nodosa. Potrà allora accadere che le figure diventino inconsistenti, sbiadite in un rituale ripetitivo, come in Apertura delle Olimpiadi, dove si riproduce l’angosciante e meccanica sequenza di gesti dal senso non più comprensibile.
Sagome autoreferenziali, in rappresentanza dell’intero genere umano, sospese nella prospettiva assieme al loro incerto destino.
Il settimo pezzo in mostra, Quarta Dimensione, realizzato appositamente per l’occasione, è un omaggio alla gallerista e alla sua ammirazione per il simbolo più vivo del socialismo italiano: Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo.
L’artista croata si cimenta con l’ombra, un tema ricorrente non solo dell’arte, ma anche della psicanalisi, fra intersoggettività e spazio di riconoscimento, dimostrando non solo ottima manualità ma anche un’accattivante sensibilità verso contemporanee paure amplificate dal gioco al rialzo delle news. Il numero limitato delle opere esposte lascia aperte le possibili risposte al dubbio: le ombre di Gagulić emergono da una sofferta lettura del quotidiano o sono esse stesse lo strumento tecnico, produzione originale dell’artista, per decriptare la realtà e le sue possibili interpretazioni?
patrizio patriarca
mostra visitata il 4 maggio 2007
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bianchino sul nylon...senza parole!!povera mostra, povera artista, povera galleria