Difficilmente si assiste ad un vernissage tanto vivace, ricco di commenti e con una grande partecipazione di volti nuovi al circuito romano dell’arte contemporanea. Sarà stato per la giovane età degli artisti –alle primissime esperienze espositive– o per la scelta dello spazio, che accoglie, oltre agli atelier, anche la Scuola romana di fotografia. O forse sarà stato per l’inevitabile curiosità che scatena la domanda-titolo Perché?, o ancora, più probabilmente, per il sottile sarcasmo che unisce i lavori di Mariana Ferratto, Luana Perilli e Luca Viccaro. I tre affrontano dubbi e interrogativi della vita con quello humour e quella leggerezza che sempre più di frequente si riscontra tra i giovani artisti.
Mariana Ferratto nei suoi video concentra l’attenzione sulle eterne aspirazioni femminili in campo amoroso, laddove passa spesso la rivendicazione della propria identità. L’attesa dell’altro e il desiderio dell’uomo perfetto, il continuo confronto col proprio essere femmina e non solo donna, contrastato dall’urgenza di indipendenza materiale e psicologica sempre più forte nelle ultime generazioni.
Sul monitor nella prima sala La bambola che è in ogni donna fa autocritica opponendosi al clichè di cui lei stessa fa mostra. Con un piglio ironico ed estremamente femminile ricorda la Monica Vitti degli anni d’oro. Come colonna sonora l’omonima canzone di Patty Pravo, stavolta davvero tutta al femminile.
Nella seconda sala, Luca Viccaro presenta un mondo infantile racchiuso nelle quattro mura di una casetta stile Mulino Bianco. Gli ingredienti ci sono tutti: un tetto rosso, la porticina verde e una mamma in cucina col suo bimbo. Strani suoni provengono però dalla casa/scultura e basta alzare gli occhi perché l’arcano venga svelato. Alle pareti due foto mostrano il corpo di Barbie a terra e la più classica delle scene del crimine incrina la tranquillità dell’ambiente domestico, sicuro solamente nell’ormai vetusto stereotipo.
Anche Luana Perilli -probabilmente la più matura del gruppo- si richiama alle favole. Le due videoinstallazioni sono un evidente riferimento allo specchio di Biancaneve, che stavolta assume le sembianze di una nonnina intenta a rivelare il segreto della Pastiera per sei persone, tanto dolce quanto zuccherose appaiono le grandi sculture a parete, pezzi di pesante mobilio che spuntano, morbidi, come dalla casetta di Hansel e Gretel.
Reflussi d’infanzia o divertimenti da adulti, questi lavori fanno emergere disagi, tratteggiano un quadro sociologico, cercano di fare il ritratto di un’intera generazione. Un consiglio per gli orgnizzatori (The Gallery Apart)? Replicare Why? facendola diventare un appuntamento fisso, un punto di riferimento che presenti, a Roma, ciò che di meglio l’Accademia di Roma è riuscita a ‘produrre’ nell’anno precedente.
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federica la paglia
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