In audace contrasto con i marmi circostanti è il legno il protagonista principale nelle sale di Palazzo Caffarelli. La risorsa primordiale delle genti russe, la sua unica materia prima fino al XVI secolo. Sessanta opere per raccontare la vicenda singolare di misteriosi e anonimi carpentieri, falegnami e intagliatori. È nella prima sala, dove si trova la scultura lignea più antica Testa di idolo risalente alla fine del III/inizio II millennio a.C., che si esprime con forza il rapporto speciale tra questo popolo e la materia legno. Una possente trave di raccordo per tetto con intagliata la figura di un cavallo, simbolo del sole e di protezione, riporta ad un’epoca precristiana e pagana. Ugualmente misteriosi ed evocativi di altri popoli lontani sono gli Idoli figure stilizzate provenienti dalla Siberia. L’Albero di imbarcazione fluviale raffigurante il sole, rinvenuto nella Regione del Volga, o le Creature Fantastiche, intagliate per il decoro di una nave.
Ma è saldandosi con la sacralità e con l’alta spiritualità delle genti russe che la scultura lignea s’impone come raffinata tecnica artistica. Si propone cosi, dentro le diverse manifestazioni della religiosità ortodossa, profondamente collegata all’icona di cui rappresenta la versione “incisa”. Il terreno d’applicazione primo è l’iconostasi, elemento fisico che separa i fedeli dal celebrante nella chiesa ortodossa, eredità del templon bizantino. Ma lo spazio a disposizione qui è più ampio, la chiesa lignea non ha affreschi, la parete è completamente a disposizione degli intagliatori, cui è richiesto il rispetto di un preciso ordine spaziale. Le sezioni più importanti sono quelle centrali, Deesis. Ma le Porte Regali, provenienti dalla Provincia di Rjazan, scoprono, assieme al ricco intaglio di tralci ed uva, un altro elemento fondamentale del contesto liturgico ortodosso, che assegna all’apertura e chiusura di queste ricche ante un ruolo simbolico decisivo. Il susseguirsi di statue di San Nicola, Santa Parasceve e San Giorgio, oltre all’ammirazione dei visitatori, assolve ad una funzione didattica: ricordare che alle icone ed ai loro rigidi canoni, la statua lignea non può sottrarsi.
Nel percorso è possibile però cambiare prospettiva per tornare alle genti russe, a quelle terre vaste ed al collante della religiosità. Basta guardare i piccoli oggetti di culto che mercanti e militari portavano con loro nei lunghi spostamenti, come la Chiesa da viaggio del XVI secolo di Novgorod o quella decisamente più imponente alla fine dell’itinerario della mostra. Oppure immaginare quelle statue intagliate dentro le edicole, proprie della tradizione nordica, collocate non solo all’interno delle chiese, ma anche nelle strade, nei mercati e perfino in aperta campagna. Colori accesi, dipinti su uno strato di colla di storione e gesso –il levkas- da entrambi i lati della Croce Processionale portano diretta la mente a comprendere la solennità con cui queste croci erano esposte alle folle di fedeli. E solenne e ieratico è sopra tutto il volto del sarcofago ligneo di Sant’Aleksij, con la sua barba grigia perfettamente plasmata nel legno, scelto dagli organizzatori come immagine dell’evento.
patrizio patriarca
mostra visitata l’8 luglio 2006
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