A sei anni dalla morte, la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica una retrospettiva al grande artista californiano, in collaborazione con il The Museum of Contemporary Art di Los Angeles.
Le opere sono presentate in sei sezioni divise per anni, l’esposizione nel complesso riesce a rendere evidente tutto il percorso che l’artista ha compiuto a partire dal 1950 quando, ventisettenne, si trasferisce a Parigi e si afferma tanto da esporre giovanissimo, nel ’55, in uno spazio pubblico. Per concludere l’accenno biografico ricordiamo che Francis ritorno negli USA nel ’59, precisamente a New York, per poi stabilirsi tre anni dopo a St. Monica dove divenne uno dei maggiori rappresentanti dell’Espressionismo Astratto.
L’esposizione giunge a Roma dopo un viaggio abbastanza lungo ed articolato che l’ha portata a Houston (The Menil Collection), Malmo (Malmö Konsthall) e Madrid (Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia).
La visita inizia al secondo piano dell’ex birreria che oggi ospita la GCAMC, sono presentate le primissime opere giovanili risalenti alla fine degli anni ’40 ed agli inizi del decennio successivo. E’ alla fine degli anni ’50 però che Francis scopre il colore, la sua pittura si anima, prende probabilmente una maggiore sicurezza in se stessa, una sorta di autoconsapevolezza. Alcuni quadri sono inequivocabilmente figurativi, sono evidenti forme antropomorfe. Negli anni ’70 questo indovinato exursus cronologico ci conduce alla scoperta della luce, le opere – di cui colpiscono le dimensioni generosissime – lasciano sempre più spazio al bianco, il bianco e dunque la luce si fa largo all’interno di amplissime maglie geometriche.
La mostra si conclude con le opere della fine degli anni ’80 fino al 1990 che confermano la sensazione che il grande pittore americano avesse raggiunto negli anni ’70 il culmine della sua poetica.
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