Presso la sede dell’Accademia Tedesca a Roma è esposta la produzione grafica che Karl Bohrmann (Mannheim 1928, Colonia 1998) produsse durante gli anni ‘90 del Novecento. Le opere in mostra, provenienti dalla collezione dell’Altana Kulturstiftung e dal Nachlass Karl Bohrmann, appartengono alla maturità artistica del disegnatore tedesco, nonché agli ultimi anni della sua esistenza. Il tratto aggressivo e carico di tensione che le caratterizza, indurrebbe l’osservatore a ritenerle frutto di un momento creativo spontaneo ed impulsivo. Tuttavia, da un’analisi più attenta, trapela che sono il risultato di una cauta e meditata osservazione della realtà. Esse ci restituiscono lo sguardo di chi, giunto al termine del suo percorso, sa ormai cogliere il senso della vita nel turbinio della quotidianità. I suoi soggetti appartengono al vissuto comune. L’artista li suddivide in cicli dedicati all’uomo ed al suo ambiente: i nudi, le nature morte ed il paesaggio. La riproduzione seriale è per Bohrmann un momento di studio e di incontro con il soggetto scelto. Dopo questa ricerca, l’autore approda ad una scomposizione sintetica dell’immagine grazie all’uso della linea. Quest’ultima definisce i volumi lasciandone intuire la struttura, esemplare a tal propos
Bohrmann fu anche fotografo e compositore, da queste passioni deriva la sua capacità di evocare le immagini con elementi incorporei fino a renderle vividamente presenti. Durante il percorso di questa mostra, Karl Bohrmann, abile ad unire in matrimonio realismo e poesia, ci guida a ritrovare per alcuni minuti uno sguardo incantato. Ciò appare evidente nel ciclo Fallschirme (Paracadute) del 1991. I paracadute, simbolo della conquista dell’aria da parte dell’uomo, planano dal cielo dolcemente ed in silenzio come in una sequenza filmica. L’artista tedesco riesce a rendere il ritmo discontinuo della caduta libera nonostante i limiti imposti dalle due dimensioni del foglio di carta, immortalando la musicalità dell’azione e del vivere e cullandoci mollemente fino a raggiungere Terra.
viviana cocco
mostra visitata il 23 maggio 2007
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