Much-ology è il titolo della prima personale romana di Camillo Ripaldi (Pomigliano D’Arco, Napoli, 1970), una sintesi di un lavoro sui musei napoletani iniziato più di tre anni fa. Da 2500 scatti fotografici e 10 ore di filmato, Ripaldi ha selezionato alcune immagini tratte dalle collezioni del museo di Capodimonte e del museo Archeologico. Due pannelli fotografici dell’Archivio nazionale saranno inoltre esposti in galleria nei prossimi giorni. Ripaldi con coraggio si misura con opere del calibro della Crocefissione di Masaccio, della Flagellazione di Caravaggio o del ritratto di Papa Clemente VII di Sebastiano del Piombo. “Mi sono autoconcesso a 34 anni di mettere le mani sul Masaccio e sul Caravaggio”, afferma l’artista, che li ha eletti a suoi maestri e a loro ha dedicato, non senza apprensione, alcuni anni del suo lavoro. Il colore è la costante nelle fotografie di Ripaldi, un colore usato con forza, spregiudicatezza, sempre acceso, a volte acido. Un colore che sembra voler violentare, bruciare l’immagine. La figura rimane normalmente leggibile, anche se la trasformazione a cui l’artista la sottopone può disorientare. Ripaldi è solito girare per i musei riprendendo con una semplice videocamera tutto ciò che lo interessa, in piena libertà, senza preoccuparsi troppo in questa fase del suo lavoro del risultato finale. Riprese del tutto normali, a volte in negativo o leggermente sovresposte. Trasmette poi il girato su un televisore e usa il telecomando per il fermo immagine e per saturare il colore, creando così i soggetti che poi fotografa su diapositiva con una macchina di medio formato non digitale. Le foto di Ripaldi sono quindi frame tratti dai suoi video, che attraverso questo processo di manipolazione -peraltro a bassissimo contenuto tecnologico- acquistano una nuova identità, e permettono di scoprire dei dettagli delle opere che, altrimenti andrebbero irrimediabilmente persi. “Non è che il Caravaggio lo si capisce meglio da una mia fotografia?” ci chiede provocatoriamente l’artista. In effetti per alcune immagini è proprio così; il suo intervento suggerisce nuove chiavi interpretative.
Due le grandi passioni di questo artista: la fotografia, con cui ha avuto uno stretto rapporto fin da ragazzo, anche grazie agli insegnamenti del padre fotografo all’Alenia, e la storia dell’arte. Ripaldi infatti si è laureato a Napoli in conservazione dei beni culturali con il professore Ferdinando Bologna all’Istituto Suor Orsola, discutendo una tesi sull’uso della macchina fotografica nella storia dell’arte. L’interesse per la conservazione delle opere d’arte è antico e anche i suoi primi lavori in bianco e nero erano dedicati proprio ai musei e ai loro visitatori di cui Ripaldi osservava e fotografava i comportamenti. Ora questo ciclo si è chiuso e la curiosità dell’artista si va spostando verso oriente, e chissà se non sarà proprio la Cina, magari con i suoi gioielli, il tema della sua prossima mostra.
pierluigi sacconi
mostra visitata il 23 giugno 2006
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