A prima vista le fotografie di Francesca Rivetti (Milano, 1972), sembrano dei monocromi. A ben guardare, però, nella parte inferiore dell’opera c’è sempre un elemento che dall’astrazione riporta alla realtà: un particolare architettonico, una striscia di terreno, persone che camminano, corrono, o se ne stanno comodamente sedute in cima ad una montagna. Questi elementi sono una costante nelle undici fotografie di grande formato esposte in occasione della prima personale dell’artista.
I grandi cieli, tersi o nuvolosi, che riempiono la quasi totalità dell’immagine con colori delicati, costringono ad avvicinarsi. Per scoprire ad esempio i particolari del tetto di un edificio tondeggiante, piuttosto che un omino vestito di bianco a braccia aperte a mò di croce. Il lavoro di Rivetti si basa su una costante ricerca dell’essenzialità dell’immagine. “Tendo a eliminare tutto il possibile” –dichiara– “per arrivare ad un equilibrio fra i molteplici dati che ricevo dall’esterno, confusi e sovente distruttivi, inutili”. Gli esseri umani che compaiono nelle foto, sebbene siano spesso minuscoli e perdano per questo individualità, dall’altro, proprio perché sovrastati da ampi spazi, acquistano forza e diventano protagonisti dell’opera. Questi paesaggi, perché di paesaggi si tratta, rappresentano dunque una sottile metafora della realtà.
Il fascino che esercita sulla Rivetti la positività del vuoto -del nulla- è evidente. Il suo lavoro ne è la prova. Se si vuole comprendere la vera essenza delle cose è necessario sapersi isolare e ricercare il silenzio. Le sue creazioni sono senz’altro ispirate da un percorso meditativo, teso al raggiungimento di una calma che consenta di rappresentare attraverso la fotografia la realtà in forma estremamente semplificata (proprio per questo più vera?).
Le fotografie in mostra sono state realizzate nell’ultimo triennio, alcune sono singole, altre sono dittici o trittici realizzati in digitale o su pellicola, montate su alluminio e poste sotto plexiglas. Formatasi professionalmente in Italia, la Rivetti che ha avuto anche modo di seguire ad Edimburgo uno specifico corso dedicato alla stampa antica fotografica, ha esposto le sue fotografie in sedi importanti come la Galleria civica di Bologna e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino. Attualmente un suo polittico è al Mart di Rovereto nell’ambito della mostra delle opere della collezione UniCredit, che annovera fotografi del calibro di Olivo Barbieri, Francesco Jodice e Armin Linke.
pierluigi sacconi
mostra visitata il 14 dicembre 2005
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Voglio andare a vedere la mostra.
Ma un minimo di curriculum no???......
ho visto le foto di Francesca Rivetti al MART, sono a dir poco sorprendenti.
Dapprima un manto inspiegabile di colore, mi soffermo, una presenza nel vuoto si svela. La mia mente è rapita. Ciò che era ai margini diventa la scena, un dettaglio che diventa protagonista...