Ispirata alla struttura carceraria di Regina Coeli situata nei pressi di Volume!, Jorge Peris (Alzira, Valencia, 1969) costruisce un’opera che gioca sul controllo dello spettatore e sul senso di oppressione che esso innesca. Lo spazio architettonico della galleria è lasciato com’è senza subire ulteriori modifiche (come solitamente accade) ma il percorso del visitatore è condizionato da due pareti di vetro che ne incanalano il percorso forzandolo a seguire una determinata direzione in un determinato senso di marcia. Tra fastidiosi e continui rumori che provengono da casse poste dietro le pareti vetrate, ma di cui non si conosce la fonte, il corridoio – specie di incubazione o tragitto iniziatico – conduce ad uno spazio in cui è proiettato un video. Vi è raffigurata una stanza vuota ed asettica le cui pareti bianche, perfettamente lisce ed intonacate, rimandano idealmente al contesto di una comune galleria d’arte. Il fragore cresce e diventa un rombo assordante che trova giustificazione nel video, dove la immobile tranquillità dell’ambiente è totalmente stravolta dalla visione delle pareti che cadono a terra una dopo l’altra. Lo spazio di Volume! sembra ciò che resta a distruzione ultimata. La presenza dell’osservatore pare necessaria ma scomoda, del resto il titolo stesso della mostra, Jorge Peris vs Volume!,
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