Il testo di Luca Cerizza, che introduce questa perfoinstallazione di Marcello Maloberti (Codogno –Lodi-, 1966), descrive banali filamenti di ricordo in un bambino alle prese con la mamma, la nebbia dell’hinterland milanese e le lezioni di nuoto nella piscina pubblica. In realtà è solo la scusa per definire vagamente un’atmosfera ovattata all’interno della quale è messo a fuoco un ambiente, la piscina, ed un’ossessione, quella per il colore rosso.
Il rosso, si sa, è stato il protagonista assoluto nella gran parte delle precedenti opere dell’artista; la piscina –invece- è in qualche modo evocata in questa ultima azione romana.
Maloberti ha reclutato 35 persone, le ha disposte in circolo irregolare al centro di un ambiente asettico. Non lontano un altro circolo è ritagliato dal retro dell’abito di un figurante steso a terra come morto, decentrato rispetto al gruppo. Tre attori, poi, sono collocati un po’ più in alto e svettano tra la piccola folla. Gli sguardi folli, fissi e allucinati accentuano l’aura di alterità in una costruzione scenica teatralmente assurda. Tuffi e scrosci d’acqua lievemente accennati sono la colonna sonora dell’installazione composta appositamente da Paolo Castaldi. E allora pare che il capannello dei trentacinque performer sia stato posizionato dal regista-artista proprio per ostacolare o nascondere il flusso di suoni-ricordi.
Videomaker, fotografo e
Rifersi, sempre, alle cose semplici. Alle azioni ed alle parole di tutti i giorni. Una caratteristica dell’artista già vista in eventi come la sua ultima personale alla Galleria d’arte moderna di Bologna, il Premio Furla del 2002 e la mostra Boom! a Firenze.
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Tu da solo non fai testo(kissene se non ti piace il teatro) a me piace, come a tante altre persone che conosco!
io odio il teatro