Luogo familiare, il Maine, per Ileana Florescu (italo-inglese di origine romena è nata in Eritrea nel 1960; vive a Roma) che vi torna spesso. Qui, come pure in Sardegna, è attratta dall’acqua, elemento chiave del suo lavoro fin dagli esordi. Alla fotografia professionale -tappa di un percorso che passa per la poesia, il disegno e la ricerca storica (laureata in Storia del Teatro ha collaborato per parecchi anni con lo storico Sergio Bertelli alla stesura di saggi)- l’autrice approderà nel ‘99, dopo la scomparsa del fotografo Arturo Patten (1939-1999), di cui era una grande ammiratrice. È nell’acqua che ha sempre collocato gli “oggetti” della natura -i “suoi sassi”, come li chiama affettuosamente la Florescu- che si trasformano in meteoriti che fendono l’aria. Ma anche gli scarti della civiltà, come i rottami vari che diventano grafie, geroglifici, segni sospesi nel cielo. Oggetti che proprio grazie all’acqua, che di volta in volta li lambisce o sommerge, subiscono una profonda metamorfosi, complice anche il mutare delle stagioni, le variazioni d’intensità della luce, l’interazione del vento o della pioggia, insieme al silenzio, al mistero e alla magia.
Nel Maine è la pioggia che fa brillare l’asfalto a catturare la sua attenzione. La prima tappa di Double sens, nello spazio espositivo di Pino Casagrande (la mostra fa parte del circuito di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma 2007), si snoda attraverso queste diciotto immagini che inquadrano la strada, l’asfalto, la linea gialla continua o discontinua. La natura, ai margini, è un presupposto. Il percorso procede in direzione di una meta che é oltre la curva. Dove, non é dato saperlo. Il viaggio, anche stavolta, è fitto di implicazioni metaforiche.
Dal giorno alla notte nella sala successiva, dove le pareti candide si illuminano con le luci artificiali di tredici lightbox che la fotografa identifica con il termine “Formula” seguito da numeri progressivi. L’omaggio -dichiarato- è al Kandinskij teorico di Punto, linea, superficie (1926). Si tratta di grandi stampe su plexiglas illuminate dall’interno che catapultano lo spettatore nella dimensione vertiginosa del tunnel. Anche la Florescu si lascia tentare da un motivo caro ai Futuristi: la velocità, ritmo sincopato della vita. Immagini notturne, queste, nate nel corso di una notte, nell’autunno 2006, sull’autostrada Genova-Nizza. Come frasi di una scrittura automatica, le tracce luminose si ricompongono nella scritta Double sens (che dà il titolo alla mostra), accanto al segnale reiterato di un triangolo rosso con le due frecce che corrono in direzioni opposte.
La galleria -che sia stradale o una galleria d’arte, come questo luogo specifico- ha in sé significati ancestrali. Angelo Capasso, curatore della mostra, parla di doppi sensi mentali. “La galleria, con la sua volta interna, è un riparo dal cielo stellato costruito all’interno di una cavità ctonia, dove la mitologia ha nascosto un pantheon di dei, ormai dissolti nel loro unico segnale: il buio”, scrive nel catalogo. “Al suo interno ci si immerge attraverso un’esperienza che trasforma, rigenera o degenera. I colori dei fari delle auto divengono segni e segnali di quel mondo preverbale e previsivo informale e al contempo le pulsazioni del vivere stesso, registrato in termini fenomenologici dall’occhio fotografico.”.
manuela de leonardis
mostra visitata il 18 aprile 2007
[exibart]
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