Prosegue al Magazzino d’Arte Moderna la mostra Contemporary, che nella sua seconda parte propone il nuovo volume di Top 100, progetto di Davide Bertocchi, e una selezione di quattro video di artisti internazionali.
Giunto al volume n. 3, Top 100 riunisce una numerosa lista di scelte musicali raccolte e in seguito editate su cd mp3 in edizione di 500. Altre cento personalità, tra cui artisti, curatori e critici, sono stati coinvolte nel progetto dell’artista, che ad ognuno ha rivolto una semplice domanda riguardante la scelta della canzone preferita. Nasce così, da un banale pretesto, una trilogia di cd musicali che si rivela in realtà un gesto critico consapevole e preciso.
La curatrice Maria Rosa Sossai, all’interno della rassegna di videoarte, propone poi altri quattro lavori di artisti internazionali -selezionati osservando attentamente il panorama delle gallerie berlinesi- i quali si cimentano in performance singolari, mostrando quanto questo genere artistico si sia evoluto dai tempi degli esordi negli anni ‘60.
Patty Chang, newyorkese, realizza la performance Fun Dance, di cui protagonista assoluta è la pittura. La giovane artista, munita solo di un paio di occhialini, per tutta la durata del video è come ipnotizzata da un ritmo incessante e viene gradualmente ricoperta da pittura colorata spruzzata da un ventilatore che le cancella i lineamenti del volto e la forma corporea. Tutt’uno con lo sfondo, come se anche il suo corpo fosse una tela colorata, la Chang appare paradossalmente concentrata, mentre esegue la sua danza fino all’ultimo con estremo rigore.
Kan Xuan in Count Down esegue con un dito puntato verso l’ alto un conto alla rovescia di sessanta secondi in Piazza Tienanmen; il passato e la storia incontrano il presente, e l’artista sembra riflettere sul concetto di tempo come convenzione. Il suo gesto, insolito quanto basta, compiuto in uno spazio gremito di persone, genera reazioni diverse e impreviste.
L’artista greco Yorgos Sapountzis, nel suo video Forgotten tactics trascina invece per le strade di una città –sconosciuta, ma che potrebbe essere Berlino- una scultura mobile e temporanea realizzata in plastica. La sua azione, che può ricordare quella di altri artisti come ad esempio Mario Merz, ci porta a riflettere sul concetto di scultura in un confronto tra quella effimera e quella ottocentesca.
Gotico e surreale quanto basta The Gastral Colony di Chris Larson ci svela la sua personale ossessione. L’artista costruisce nel tempo una sorta di macchina medievale completamente in legno, chiodi compresi, in cui si producono liquidi ignoti che sembrano sprigionare gli umori del corpo. Il video, realizzato sicuramente in maniera meno sofisticata e più artigianale, riporta tuttavia alla mente le note opere video di Matthew Barney.
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fabrizia palomba
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